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Elementi di organizzazione e di analisi del racconto

Testo tratto da : Collettivo, Il manuale di lettura, Edizioni Mondadori, Milano, 1984.

 

Raccontare è un'attività umana molto antica. Gli uomini hanno da sempre comunicato la loro storia attraverso il racconto e hanno affidato alla narrazione il ricordo delle loro imprese e delle loro culture. L'attività del raccontare ha come oggetto i miti e le leggende, le fiabe, i poemi epici, le novelle, il romanzo, il film, il fumetto; difficile, quindi, dare una definizione unica della narrazione. Esiste però un elemento sempre presente in ogni suo prodotto : il fatto stesso di essere racconto, cioè discorso narrato da qualcuno che si colloca tra il lettore e la realtà.

 

Chi narra, anonimo o conosciuto, collettività o individuo, lo fa soprattutto per il gusto di inventare una vicenda, di costruire personaggi credibili oppure personaggi fantastici o divertenti.

 

Il racconto e la novella sono testi letterari e quindi sono diversi dai discorsi che facciamo quando narriamo cose che ci sono accadute, dalla cronaca degli avvenimenti che troviamo sui giornali ecc. L'autore non vuole dirci la verità né è tenuto a farlo, vuole solo narrare, esprimersi, descrivere, deformare, interpretare, riflettere.

 

Gli elementi che caratterizzano questo tipo di testo sono la trama (o fabula), che è data dalla successione degli avvenimenti così come si svolgono nel tempo e l'intreccio,

determinato dall'inserimento che l'autore effettua nella trama di altri motivi, per esempio descrizioni, riflessioni, altre storie che modificano l'ordine naturale di successione degli avvenimenti.

 

Ogni testo narrativo può essere suddiviso in una o più sequenze. Le sequenze cambiano perché cambia uno o più dei seguenti elementi : spazio. tempo, personaggi, azioni. Ogni sequenza con il suo protagonista, i suoi personaggi, il proprio spazio, il proprio tempo costituisce un'unità di senso

, cioè una parte che esprime un contenuto compiuto. Essa porta il suo contributo, insieme alle altre parti, allo sviluppo del significato di tutto il testo.

 

Una volta individuate le sequenze, noteremo se riguardano lo svolgimento dei fatti, se sono cioè sequenze di azione (quindi dinamiche), o se riguardano la descrizione, i pensieri, le idee dei personaggi o del narratore (quindi statiche

).

 

L'elemento capace di mettere in moto l'azione narrativa è il personaggio,

che ha una descrizione, un ruolo, una funzione, uno scopo da raggiungere, dei mezzi da utilizzare.

 

Chi scrive o racconta una storia non solo dà un nome al suo personaggio, ma anche attributi come «buono», «cattivo», «generoso», «violento» ecc. che lo caratterizzano sia fisicamente sia psicologicamente. In questo caso la descrizione è diretta, mentre è indiretta

nel caso in cui il narratore, invece di descriverlo, lascia a noi lettori la possibilità di ricavarne il ritratto. Conosciamo almeno quattro modi di presentazione del personaggio :

 

1.    l'autopresentazione

(il personaggio si presenta), ad es.: «Ne ho cinquantasette degli anni e sono sicuro che se non cesso di fumare ... ». (I. Svevo, La coscienza di Zeno);

2.    la presentazione fatta da un altro o da più personaggi

, ad es.: «Guardai meglio quel signor Guido. Era vestito con un'eleganza ricercata e teneva nella destra inguantata un bastone». (I. Svevo, La coscienza di Zeno);

3.    la presentazione fatta dal narratore

, ad es.: «Smilzo, un po' curvo. con un abitino di tela ... il signor Aurelio si avviava ogni giorno per la sua villeggiatura». (L. Pirandello. Il vecchio Dio);

4.    la presentazione fatta dal narratore, dal personaggio e dagli altri insieme

.

 

La descrizione, le azioni che il personaggio compie, il modo in cui si presenta, agisce. pensa ecc., cioè le sue determinazioni (o caratteristiche

), influiscono sullo sviluppo della storia.

Se c'è un solo personaggio analizzeremo come si modifica; se sono presenti più personaggi vedremo invece quali sono le relazioni tra loro (di parallelismo, solidarietà, opposizione, cioè rapporti di amore, amicizia, odio

). Inoltre vedremo quali ruoli ogni personaggio riveste nella storia (eroe, aiutante, antagonista).

 

Se il racconto si svolge in luoghi differenti, possiamo esaminare in quale direzione il personaggio si muove e, inoltre, se lo spazio

è favorevole o non favorevole, vale a dire positivo o negativo, per il personaggio stesso.

 

Ogni storia narrata si muove da una situazione iniziale (SI) per arrivare a una situazione finale (SF) attraverso un processo di trasformazione. In genere ad un certo momento della narrazione avviene qualcosa che rompe l'equilibrio esistente e fa cambiare la situazione o in meglio (processo di miglioramento) o in peggio (processo di peggioramento). Solo alla fine della storia viene ristabilito un nuovo equilibrio

che può anche essere totalmente diverso da quello iniziale.

Facciamo un esempio : una tribù pellerossa vive tranquilla nel suo villaggio (SI), arrivano gli uomini della compagnia ferroviaria che vogliono costringere gli indiani ad abbandonare le loro terre (rottura dell'equilibrio iniziale

).

 

Gli uomini della ferrovia hanno la meglio perché sono armati (processo di peggioramento). Ricorrendo ad uno stratagemma (processo di miglioramento), le donne della tribù costringono la compagnia a deviare il percorso progettato (SF

). Ipotizziamo due possibilità per il finale :

  • primo finale : tutto torna come prima e la tribù continua a vivere tranquilla nel suo villaggio (ristabilimento dell'ordine iniziale = equilibrio).
  • secondo finale : il tentativo delle donne fallisce e gli indiani sono costretti a spostare altrove il villaggio (non ristabilimento dell'ordine iniziale = nuovo equilibrio).

 

All'interno di una storia è importante il tempo;

possiamo distinguere :

1.    il tempo della storia

, cioè della invenzione;

2.    il tempo della scrittura, cioè della narrazione.

 

Tra i due tempi il rapporto può variare a seconda del genere che prendiamo in considerazione (racconto, romanzo, romanzo giallo, mito, leggenda ecc.). Cercando di semplificare, potremmo dire che i due tempi possono scorrere parallelamente

, ossia nello stesso modo e nella stessa direzione.

Possiamo invece parlare di rottura del parallelismo

nel romanzo o nel racconto giallo : il cadavere, infatti, che provoca l'azione, ci viene presentato prima della narrazione degli avvenimenti che l'hanno causato.

La rottura del parallelismo ugualmente si verifica nelle storie cosiddette «ad incastro», quelle cioè in cui un personaggio diventa a sua volta narratore di un'altra storia; ad esempio ne Le Mille e una notte la principessa racconta ogni notte una storia che non ha mai fine. O ancora nelle «storie parallele

», quelle cioè in cui una storia è spunto per la narrazione di un'altra. Ad esempio nei Promessi Sposi, Alessandro Manzoni interrompe la storia di Renzo e Lucia per raccontarci quella di un altro personaggio, la Monaca di Monza.

Nei miti e nelle leggende, invece, c'è un rapporto di lontananza

tra il tempo in cui vengono collocati o sono avvenuti i fatti raccontati e il tempo in cui sono scritti, basti pensare ad inizi come «C'era una volta ... » o «In quel tempo ... ».

 

Raccontando, il narratore può servirsi del tempo in vari modi :

1.    può riassumere

la storia parlando solo di alcuni fatti che considera più importanti;

2.    può passare sotto silenzio

interi periodi riprendendo a raccontare da un certo momento; ce lo indicano espressioni tipo «due mesi dopo», «vent'anni dopo …»;

3.    può analizzare dettagliatamente

i singoli istanti della storia allungando il tempo con ricordi, riflessioni ecc.

 

Dietro ogni racconto c'è sempre il punto di vista del narratore

, che è l'angolo in cui l'autore si pone per raccontare la sua storia, in altre parole è il modo in cui ce la presenta.

Possiamo distinguere tre casi :

I.    il narratore «sa di più

» sia del personaggio sia del lettore;

2.   il narratore «sa quanto

» il personaggio e il lettore, non conosce, in altre parole, lo svolgimento degli avvenimenti in anticipo. E il caso del racconto in prima persona;

3.   il narratore «sa meno

» del personaggio e del lettore, si limita a narrare i fatti che ha visto o che vede senza partecipare personalmente, come se si trattasse di una cronaca.

 

Proprio perché il racconto è tutta responsabilità dell'autore

, egli propone la storia dal suo punto di vista : dall’analisi di questo potremo capire allora se ha voluto sottolineare l'aspetto del tempo, oppure le caratteristiche del personaggio, o ancora le opposizioni fra i vari elementi che compongono il racconto, o l'importanza dello spazio e così via.

 

Questo è lo schema nella sua forma più semplice. Perché allora ogni fiaba. ogni storia, ogni racconto ci appaiono diversi ? Perché ogni autore racconta con intenzioni diverse, utilizzando il proprio linguaggio, sottolineando alcuni aspetti del personaggio e non altri, inventando situazioni di volta in volta differenti.

In base a queste differenze possiamo analizzare la fiaba, il racconto, il fumetto.