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Una breve riflessione sui "diritti" d'autore

[...] Scrivevo molti anni fa questa scena intorno alla morte di una persona cara. Ero giovane allora e mi pareva di avere scoperto qualcosa, di averla inaugurata scrivendola. Oggi so che nessuno inventa niente, tutto è stato scritto e a chi scrive resta il margine di una variazione. Si è redattori di varianti, mai più autori.

La stessa scena del mio racconto l'aveva già scritta, ovviamente meglio, Gorkij in Giovinezza tormentata, come scoprii in seguito a una delle mie letture a casaccio. [...] Oggi credo che neanche Gorkij sia stato il primo a descrivere la sensazione di vitalità che è nel dolore dei lutti: ha solo prodotto una diramazione propria da un tema universale. La morte conferma la vita e un pezzo di dolore sta nel sentire dentro di sé una così forte, bestiale reazione di vitalità di fronte alla perdita di una persona cara.

Il diritto d'autore si fonda su una presunzione di primizia e originalità e sulla buffa pretesa che alle storie si possa applicare un brevetto.


Erri DE LUCA, "Diritto d'autore" in Alzaia, Milano, 2004, pagina 35.

Qualche spunto interessante sulla spinosa questione ce lo dà anche Roberto Benigni nella sua Lettera a Dante.

 

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