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Venezia : carnevale e maschere

Un breve riassunto degli aspetti citati.

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Carnevale : etimologia

Fonte : http://www.bauta.it/storia.asp

Due sono le interpretazioni storico-filologiche del termine "carnevale":

1. la prima ipotesi deriva dall'interpretazione cristiana del termine latino "carrus navalis". Con questo termine si identificavano i carri processionali a forma di nave, usati a Roma durante i riti di purificazione, nel mese di febbraio (ultimo mese del calendario romano)

2. nella seconda e più accreditata, si presume che il termine derivi sempre dal latino "carnem levare" (togliere la carne) e si riferisce all'antica tradizione medievale di celebrare, alla fine di un lungo periodo di divertimenti, un banchetto "d'addio alla carne" nella sera prima del mercoledì delle ceneri, in vista dei digiuni e delle penitenze quaresimali.

Il carnevale è oggi il risultato di una evoluzione e di una integrazione di tanti eventi e accadimenti storici nel corso dei secoli.


Carnevale : un po’ di storia

Fonte : http://it.wikipedia.org/wiki/Carnevale


Le prime manifestazioni che ci ricordano il carnevale nel mondo risalgono a 4000 anni fa. Gli Egizi, fin dai tempi delle dinastie faraoniche, furono i primi ad ufficializzare una tradizione carnevalesca, con feste, riti e pubbliche manifestazioni in onore della dea Iside, che presiedeva alla fertilità dei campi e simboleggiava il perpetuo rinnovarsi della vita.

Il carnevale greco veniva celebrato, invece, in varie riprese, tra l'inverno e la primavera, con riti e sagre in onore di Bacco, dio del vino e della vita. Le Grandi dionisiache dal tono particolarmente orgiastico, si tenevano tra il 15 marzo ed il 15 aprile, mese di Elafebolione, in Atene, e segnava il punto culminante del lungo periodo carnevalesco.

I Saturnali furono, per i Romani, la prima espressione del carnevale e gradualmente, perdendo l'iniziale significato rituale, assunsero la chiara impostazione delle feste popolari, i cui relitti sopravvivono nelle tradizioni di varie zone della nostra penisola, soprattutto nell'Italia del Sud e nelle Isole.

Le feste in onore di Saturno, dio dell'età dell'oro, iniziavano il 17 dicembre e si prolungavano dapprima per tre giorni e poi per un periodo più che raddoppiato corrispondente all'epoca dell'annuale ciclo delle nostre feste natalizie e per il loro contenuto al nostro carnevale.

Caratteristica preminente dei Saturnali era la sospensione delle leggi e delle norme che regolavano allora i rapporti umani e sociali. Donde l'erompere della gioia quasi vendicativa della plebe e degli schiavi e la condiscendenza del patriziato, che si concedevano un periodo di frenetiche vacanze di costumi e di lascività di ogni genere. Erano giorni di esplosione di rabbia e di frenesia incontrollata, di un'esuberanza festaiola che spesso degenerava in atti di intemperanza e di dissolutezza.

La personificazione del carnevale in un essere umano o in un fantoccio, risale, invece, al Medioevo.

Ne furono responsabili i popoli barbari che, calando nei paesi mediterranei, determinarono una sovrapposizione, o meglio una simbiosi, di usi e di costumi, assorbiti quindi dalla tradizione locale, che ne ha tramandati alcuni fino ai giorni nostri, mentre altri si sono fatalmente perduti durante il lungo e agitato andare del tempo.

La chiesa cattolica e le autorità ecclesiastiche, pur tollerando le manifestazioni carnevalesche come motivo di svago e di spensieratezza, di cui la gente, credente o non, teneva in debito conto, considerava e considera il carnevale come momento essenziale di riflessione e di riconciliazione con Dio. Si celebravano, come tuttora avviene, le Sante Quarantore, (o carnevale sacro), che si concludevano con qualche ora di anticipo la sera dell'ultima domenica di carnevale.

Il carnevale ha termine il giorno del mercoledì delle Ceneri, ovvero 40 giorni prima di Pasqua, quando, per la chiesa cattolica ha inizio la Quaresima.


Il Carnevale di Venezia

Fonti : http://www.bauta.it/storia.asp e http://www.promovenezia.it/ita/eventi.asp


Il Carnevale di Venezia dal 1100 al 1700

Le prime tracce delle origini del Carnevale veneziano risalgono al XIIo secolo.
Attraverso le cronache storiche si apprende che nel giorno di Giovedì Grasso si ricordava la vittoria del Doge Vitale Michiel II sul patriarca Ulrico di Aquileia nel 1162. In memoria del tentativo di insurrezione soffocato nel sangue, ogni anno, i successori del Patriarca di Aquileia dovevano inviare al Doge a Venezia un toro, 12 pani e 12 maiali. Con il toro si svolgeva una sanguinaria corrida all’interno del Palazzo Ducale. Una volta macellati e cucinati, la carne era distribuita durante i banchetti tra i nobili, il clero e il popolo e il pane invece era donato ai carcerati. Il giovedì grasso era chiamato anche per questo "berlingaccio" per definirne il tono ridicoleggiante.
Successivamente nel 1296, il Senato con un atto solenne dichiara festivo anche il Martedì Grasso.

Dalla metà del '400 alla fine del '500, l'organizzazione delle feste carnascialesche comincia a esser regolamentata e ufficializzata e viene affidata alle "Compagnie della Calza", che erano associazioni di giovani patrizi che indossavano calze colorate per distinguersi seconda del sestriere di appartenenza. A Venezia i rioni sono 6 e per questo motivo si chiamano tutt'oggi sestrieri. In onore dei vari sestrieri, ancora oggi, tante sono le listelle sui pettini di ogni gondola.

Ripercorrendo le tappe delle tradizioni, si riesce creare una cronistoria degli eventi e della manifestazioni che sono stati aggiunti di volta in volta a rendere mugnificente e sfarzoso il carnevale veneziano.

Durante i giorni dedicati al carnevale, molti spettacoli di grande attrazione e importante prestigio erano organizzati per ricevimenti del Doge e tutte le autorità del governo, oltre alle molte feste private ma anche presenziali del Doge che insieme ad ospiti stranieri di alto rango invitati ad ammirare lo spettacolo dalle balconate del Palazzo Ducale, nella piazzetta di S.Marco. Si poteva assistere quindi a :
•    la Macchina dei Fuochi con i suoi mirabolanti effetti pirotecnici
•    le Forze d'Ercole, la destrezza e la sfida alla resistenza di due piramidi umane, in cui si affrontavano i Castellani (abitanti del sestiere di Castello, San Marco e Dorsoduro) contro i Nicolotti (sestieri di San Polo, Santa Croce e Cannaregio)
•    il Ballo della Moresca (una romantica danza di guerra con spade fondata nel XII-XIII secolo nel Mediterraneo. Rappresenta uno scontro tra cristiani e mori. La danza veniva messa in scena soprattutto nei carnevali del '600 e '700)
•    il sanguinario Taglio della testa al toro nella corte di palazzo ducale
•    il volo della colombina o dell'Angelo, inizialmente era il tentativo di un prigioniero turco di camminare lungo una fune che collegava il campanile alla loggia di palazzo ducale per consegnare al Doge un dono e aver salva la vita e la libertà. Col passare degli anni, la camminata sulla fune fu sostituita dal meno pericoloso volo dell'Angelo, una persona imbragata che discendeva sempre per lo stesso percorso, che simboleggiava la pace e poi dal più sicuro volo della colombina. Solo negli ultimi anni si è ritornati allo spettacolo dell’angelo.

Nella tradizione storica italiana il carnevale è sempre stato festeggiato nei giorni precedenti l'inizio della quaresima. A Venezia invece nel settecento arrivò ad abbracciare un periodo di tempo assai più lungo, con un'anteprima ai primi di ottobre in coincidenza con l'apertura dei teatri.
Venezia era una delle poche città in tutta Europa a possederne un numero consistente: il teatro S.Salvador (oggi conosciuto come teatro Goldoni), S.Cassiano, S.Angelo, S.Moisè. A questi si aggiungevano anche altri tre teatri di proprietà privata: S.Giovanni Crisostomo (oggi Malibran), il S.Samuele ed infine il S.Benedetto, che dopo esser stato distrutto da un incendio e dopo varie diatribe legali rinacque sotto una nuova forma, il Teatro “La Fenice”.

Il carnevale poi vero e proprio iniziava invece il giorno di Santo Stefano, quando il Governo dava la licenza di portare la maschera. I festeggiamenti culminavano il Giovedì Grasso e si concludevano il giorno antecedente il Mercoledì delle Ceneri.

Carnevale significava anche rappresentazioni nei teatri, nei palazzi, nei caffè e nei ridotti, ma soprattutto era un clima di festa diffusa in cui popolari e nobili in maschera si mescolavano per calli e campielli. In questo clima di festa la maschera rappresentava l'unica possibilità, in una società molto eterogenea e in cui esistevano forti barriere sociali, di distinguersi ancora di più o di essere considerati tutti uguali e annullare il tutto con l'anonimato e goderne i vantaggi che questo comportava.

Un'altra testimonianza insolita è data da una memoria dell'abate Marco Marchetti dove racconta la sua vita a Venezia e riferisce di un discorso, nel 20 novembre 1696, tra il figlio dell'ambasciatore spagnolo a Venezia con un'ignota maschera sul ruolo politico degli Inquisitori veneziani.

Ci sono varie riflessioni da parte di Montesquieu nelle sue memorie sulla appariscenza e il fulgore del carnevale veneziano. Tale evento era tanto importante da non poter esser interrotto: il caso più singolare fu la morte del doge Paolo Renier avvenuta attorno 13 febbraio 1789, ma annunciata solo il 2 marzo seguente, cioè al termine di tutti i festeggiamenti.


Fine del carnevale storico di Venezia

Il Carnevale ufficiale nella città lagunare terminò nel 1797, quando col trattato di Campoformio, Venezia fu ceduta all'Austria, che bandì molte usanze.
Sopravvissero soltanto le magnifiche feste private dentro i palazzi fino a metà ottocento e dopo l'unione di Venezia al Regno d'Italia, non si hanno più tracce storiche evidenti.


Reintroduzione del carnevale di Venezia

A partire dal 1979 alcune associazioni cittadine hanno ridato vita ad una tradizione ormai abbandonata e per la quale Venezia era al massimo anche se decadente splendore nel Settecento. A oggi, vari istituzioni organizzano e promuovono in collaborazione con altri enti e società le manifestazioni carnevalesche che si svolgono a Venezia e nella Terraferma nei dieci giorni antecedenti il Mercoledì delle Ceneri.

Oggi i festeggiamenti durano circa due settimane. In piazza S.Marco e nei campi vengono organizzati cortei storici, concerti, spettacoli vari e fuochi d'artificio. Anche in molti locali non manca la musica dal vivo, nei teatri vengono allestite commedie e balletti e nei sontuosi palazzi nobiliari si preparano feste per pochi eletti. In città arrivano centinaia di migliaia di turisti e visitatori riempendo quasi all'inverosimile calli e ponti e costringendo in alcuni casi le forze dell'ordine ad istituire sensi unici nelle strade cittadine.

In generale, come sempre accade a Venezia, si cammina molto: per guardare le maschere nel magnifico scenario veneziano, per mescolarsi alla folla con travestimenti artigianali o per farsi fotografare in grandiosi costumi fatti apposta per stupire.

Negli ultimi anni questa importante manifestazione ha perso gran parte dello spirito di spontaneità che l'aveva fatta rinascere nei primi anni ottanta ed è diventata oggetto di sponsor e operazioni promozionali ma, ad ogni modo, mantiene ancora il fascino dell'unicità e della tradizione che solo Venezia riesce a dare.


 Maschere

Fonti : http://www.veniceguide.net/maschere.htm e http://meineadria.com


Quando uno viene a Venezia probabilmente si domanda il perché di tanti negozi di maschere. In ogni calle, in ogni campo milioni di maschere ti accompagnano per tutta la permanenza in questa città che non puoi fare a meno di comprarne almeno una.

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La storia della maschera veneziana risale a molti anni fa, infatti esisteva, già nel 1271, una scuola dei "maschereri". Erano fatte di argilla per il modello, gesso per il calco, carta pesta, colla di farina, garza, colori per dipingerla. Nel 1773 esistevano ufficialmente 12 botteghe di maschere con 31 lavoranti: poche in confronto all'uso che se ne faceva in quei anni. Ma allora molte maschere vengono fabbricate "in nero" dando lavoro a tante persone ed erano famose in tutta Europa.

Nel 1600 si abusava talmente nell'uso della maschera che al governo della Repubblica di Venezia toccò fare delle regole che ne limitavano l'uso. Si proibiva di indossarla nei periodi che non fossero quelli di carnevale, nei luoghi di culto, niente armi, niente schiamazzi di gruppo e indossarla ad orari prestabiliti. L'uso della maschera veniva proibito alle prostitute e agli uomini che frequentavano i casini. Per maschere si intendeva anche mettersi la barba e baffi finti. Maschera era anche la donna travestita da uomo e viceversa. Altresì la bauta era d'obbligo in cerimonie ufficiali e feste pubbliche indossando pure il tabarro.

La maschera, allora, era usata come mascheramento e serviva anche per cose poco pulite o curiose che c'era chi ne approfittava per non farsi riconoscere e tradire la propria fidanzata.

Pantalone : la maschera Veneziana per eccellenza. Vecchio, ricco, avaro, simile alla caricatura dell'ebreo del tempo.

Arlecchino (batòcio=bastone) : è il classico emigrante che arrivava a Venezia in cerca di lavoro. Viene da Bergamo, terra di Venezia.

Facanapa (o Fracanapa) : maschera veneta come risposta dell'entroterra al declino della Serenissima.

Moreta : maschera in cuoio nero destinata a coprire il volto delle donne. Priva di bocca e sorretta coi denti (non si poteva così parlare).

Pulcinella : l'Arlecchino del sud.

La Gnaga : maschera da gatto. Si esprime con continui miagolii o con frasi sconce. La usa il travestito sodomizzatore.

Baùta : maschera bianca famosissima, assessuata.


La maschera nobile

Maschera nobile si chiama la tipica maschera veneziana.

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Si compone del Tabarro, una cappa (mantello) di seta nera, la Bauta che si mette in testa e scende sulle spalle lasciando fuori il viso, il volto maschera bianca di cera, che lascia libere le labbra e un capello nero ornato di bianche piume.

Dal 1756 questo tipo di travestimento fu consentito anche alle donne. Questa maschera rendeva tutti uguali e il saluto usuale era "Sior Maschera".

Finalmente il tempo delle maschere è ritornato. La Signoria moderna della città lagunare - il turismo di massa - ha riportato nel 1980 il desiderio di festa, proclamando tutta la città un palcoscenico.


Come si costruisce una maschera di cartapesta ?

Prima di tutto si crea con la creta il volto di quella che dovrà essere la maschera. Poi gli viene modellato uno stampo in gesso sopra. La cartapesta, fatta di una "carta di stracci" e colla, viene messa nello stampo dove indurisce. Una volta indurita, la maschera viene estratta dal suo stampo rifinita con della carta abrasiva finissima. Infine gli si dà un sottofondo di base. In seguito verrà dipinta secondo i gusti.