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Scrittori citati in "Sostiene Pereira"

Schede bio-bibliografiche. Fonte: Wikipedia italiana.

Capitolo 1, pagina 10 - Luigi Pirandello

Luigi Pirandello (Agrigento, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) fu un drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1934.

Il suo primo grande successo fu merito del romanzo Il fu Mattia Pascal, pubblicato nel 1904 e subito tradotto in diverse lingue. La critica non dette subito al romanzo il successo che invece ebbe tra il pubblico. Numerosi critici non seppero cogliere il carattere di novità del romanzo, come d'altronde di altre opere di Pirandello. Perché Pirandello arrivasse al successo riconosciuto si dovette aspettare il 1922, quando si dedicò totalmente al teatro.

Nel 1924 il quotidiano L'Impero pubblica un telegramma inviato da Pirandello a Mussolini:
    « Eccellenza, sento che questo è per me il momento più proprio di dichiarare una fede nutrita e servita sempre in silenzio. Se l'E.V. mi stima degno di entrare nel Partito Nazionale Fascista, pregierò come massimo onore tenermi il posto del più utile e obbediente gregario. Con devozione intera »
Nel 1925 Pirandello è tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti, redatto da Giovanni Gentile.
L'adesione di Pirandello al Fascismo fu alquanto imprevedibile, sorprendendo anche i suoi più stretti amici.
La motivazione più credibile per spiegare tale scelta è che il fascismo lo riconduceva a quegli ideali patriottici e risorgimentali di cui Pirandello era convinto sostenitore, anche per le radici garibaldine del padre.
Pirandello vedeva nel Fascismo la prima idea originale post-risorgimentale, che doveva essere la "forma" nuova per l'Italia e divenire modello per l'Europa.
Un'altra motivazione molto più pragmatica è la fondazione della nuova compagnia teatrale: l'iscrizione al partito serviva per poter ricevere il sostegno governativo e le relative sovvenzioni economiche.
200px-Luigi_PirandelloIn ogni caso non sono infrequenti suoi scontri violenti con autorità fasciste e dichiarazioni aperte di apolicità: « Sono apolitico: mi sento soltanto uomo sulla terra. E, come tale, molto semplice e parco; se vuole potrei aggiungere casto...». Clamoroso è il gesto del 1927, narrato da Corrado Alvaro (e riportato da G. Giudice nel suo saggio), in cui Pirandello a Roma strappa la sua tessera del partito davanti agli occhi esterrefatti del Segretario Nazionale.
Nel 1935, in nome dei suoi ideali patriottici, partecipa alla raccolta dell' "oro per la patria" donando la medaglia del premio Nobel ricevuto l'anno prima.
La critica fascista non esaltava le opere di Pirandello, anche perché queste non erano in linea con gli ideali fascisti. Parecchi lavori furono ancora accusati dalla stampa di regime di disfattismo anche dopo il Nobel, e Pirandello finì anch'egli tra i "controllati speciali" dell'OVRA.

Sei personaggi in cerca d'autore è il dramma più famoso di Luigi Pirandello. Esso fu rappresentato per la prima volta il 9 maggio 1921 al Teatro Valle di Roma, ma in quell'occasione ebbe un esito tempestoso, perché molti spettatori contestarono la rappresentazione al grido di "Manicomio! Manicomio!". Fu importante, per il successivo successo di questo dramma, la terza edizione, del 1925, in cui l'autore aggiunse una prefazione nella quale chiariva la genesi, gli intenti e le tematiche fondamentali del dramma.
All'entrata nel teatro, gli spettatori trovano il palcoscenico non coperto dal sipario, al buio e vuoto, quasi in via di allestimento. La rappresentazione inizia con l'entrata del direttore-capocomico, seguito dagli attori, che entrano alla spicciolata. Era in programma, infatti, la prova de Il giuoco delle parti, altro dramma di Luigi Pirandello. Dopo l'inizio della prova, entrano in scena dal nulla sei personaggi (il padre, la madre, la figliastra diciottenne, la bambina, il giovinetto e il figlio) che, per bocca del padre, chiedono che venga rappresentata sulla scena la loro storia, il loro dramma. Egli spiega al capocomico come, dopo essere stati creati da un autore, siano stati rifiutati ed abbandonati da questo nonostante i numerosi tentativi di convincerlo a terminare il dramma. Essi, quindi, sono in cerca di un autore che possa rappresentare sulla scena il loro dramma.

Sogno (ma forse no) è una commedia in un atto unico scritta da Luigi Pirandello nel periodo compreso tra la fine del 1928 e l'inizio del 1929.
L'11 gennaio del 1936 fu trasmessa per radio dell'EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche).
Fu rappresentata la prima volta il 22 settembre del 1931 su traduzione portoghese di Caetano de Abreu Beirão con il titolo Sohno (mas talvez nao) a Lisbona e in Italia, per la prima volta il 10 dicembre 1937 a Genova, al Teatro "Giardino d’Italia", dalla Filodrammatica del Gruppo Universitario di Genova.
Il tema del sogno era stato già trattato da Pirandello nella novella La realtà del sogno nel 1937 ma con un'argomentazione diversa: nella novella i due ambiti del sogno e della realtà sono separati, nella commedia invece si intrecciano in modo inscindibile.

Capitolo 2, pagina 23 - François Mauriac

MauriacFrançois Charles Mauriac (Bordeaux, 11 ottobre 1885 – Parigi, 1º settembre 1970) fu uno scrittore e giornalista francese, premio Nobel per la letteratura nel 1952; vincitore del Grand Prix du Roman, fu anche membro dell'Académie française, giornalista e critico letterario per Le Figaro e decorato con la Legion d'onore.

In romanzi come Il bacio del lebbroso (1922), Teresa Desqueyroux (1927), Groviglio di vipere (1932), si fece denunciatore spietato e giudice intransigente dell'avarizia, orgoglio, odio, sensualità, brama di dominare che travolgono la borghesia di provincia, lontana da ogni possibilità di riscatto.
Mauriac mise il cattolicesimo ed il moralismo alla base della sua opera. Egli critica il grigio mondo borghese in nome di valori religiosi, non esita a contrapporre alla rinuncia cristiana l'istintivo impulso a una vita piena.
Ai personaggi avvolti in una nube di zolfo dei romanzi, egli alternò ritratti più distaccati in saggi critici su Racine, Pascal, Gesù.
Numerosi sono pure i suoi studi sui problemi psicologici del credente: Sofferenza e gioia del cristiano (1931), Brevi saggi di psicologia religiosa (1933).
Per lo stile fluido e ricco di immagini, per la coerenza e dirittura morale ma soprattutto perché trattò temi universali gli fu conferito il premio Nobel per la letteratura del 1952.
Nel maggio 1955 Mauriac stimolò Elie Wiesel a scrivere delle sue esperienze di internato nei campi di concentramento nazionalsocialisti di Auschwitz e Buchenwald - tale pressione portò Wiesel a pubblicare, nel 1958, una delle sue opere più famose: La notte.

Capitolo 2, pagina 23 - Garcìa Lorca

200px-Lorca_(1914)Federico García Lorca (Fuente Vaqueros, 5 giugno 1898 – Víznar, 19 agosto 1936) è stato un poeta e drammaturgo spagnolo appartenente alla cosiddetta generazione del '27, un gruppo di scrittori che affrontò le Avanguardie europee con risultati eccellenti, tanto che la prima metà del Novecento viene definita la Edad de Plata della letteratura spagnola.

Apertamente a favore delle forze repubblicane, scoppiata la Guerra civile spagnola viene per questo ucciso dai falangisti seguaci di Francisco Franco.

Nato in una famiglia di piccoli proprietari terrieri nel paesino di Fuente Vaqueros, García Lorca è per vari aspetti un ragazzo prodigio, sebbene non raggiunga mai l'eccellenza - non per incapacità, ma per le pieghe del suo complesso carattere - in ambito scolastico. Nel 1909, si trasferisce assieme alla famiglia a Granada, vicina città dell'Andalusia, dove ben presto rimane profondamente coinvolto nelle attività dei circoli artistici del luogo.

Nel 1919, giunge, per proseguire gli studi, a Madrid, dimorando presso la famosa Residencia de Estudiantes. All'Università stringe amicizia con Luis Buñuel e Salvador Dalí, così come con molti altri personaggi che oggi annoveriamo tra i più importanti della storia spagnola. Tra questi, Gregorio Martínez Sierra, il Direttore del Teatro Eslava, dietro invito del quale Lorca scrive e mette in scena, nel 1919-20, la sua opera d'esordio, El maleficio de la mariposa, che però non viene accolta bene dal pubblico.

Nel giro di pochissimi anni, García Lorca sa però ribaltare questi iniziali insuccessi, divenendo membro di spicco dell'avanguardia artistica del proprio Paese: pubblica ulteriori raccolte di poesie, tra le quali Canciones e Romancero Gitano, forse il suo libro più conosciuto. Sul fronte teatrale, Mariana Pineda, con fondali disegnati da Dalí, debutta con clamoroso trionfo a Barcellona.

Tuttavia, verso la fine del 1929, García Lorca cade vittima di una depressione sempre più profonda, esacerbato frutto dei sensi di colpa per una omosessualità che comunque sempre meno riesce a mascherare con amici e parenti, e tutto questo mentre al contrario la fama del suo Romancero Gitano cresce esponenzialmente. Vedendo il peggiorare delle condizioni psicologiche di Federico, anche se forse ne ignoravano la causa, la famiglia di Lorca organizza per lui - con la complicità di Fernando de los Ríos, amico attraverso il quale si riesce ad ottenere una borsa di studio - un viaggio negli Stati Uniti d'America.

Questo viaggio, ed in particolare il soggiorno a New York, dove Federico frequenta per un breve lasso la Columbia University, assume una importanza fondamentale nella produzione poetica di Lorca, che difatti compone quello che molti giudicano il suo capolavoro, ovverosia Poeta en Nueva York, incentrato sull'alienazione dell'uomo nella società moderna e sui meccanismi che permettono ai pochi di dominare sui molti. (...)

Dopo un breve ma importante e intenso soggiorno a Cuba, il suo ritorno in Spagna nel 1930 coincide con la caduta della dittatura di Primo de Rivera ed il ristabilirsi della democrazia. Nel 1931, García Lorca viene nominato direttore della compagnia Teatro Universitario la Barraca. Questa compagnia, fondata dal Ministro dell'Educazione, riceve l'incarico di portare in giro la propria produzione nelle più remote aeree rurali del Paese. Lorca non si limita a dirigere, ma ne è anche attore. È durante questo tour con La Barraca, che García Lorca scrive le sue opere di teatro più note, e denominate 'trilogia rurale': Bodas de sangre, Yerma e La casa de Bernarda Alba.

Scoppia la Guerra civile spagnola: García Lorca lascia Madrid per Granada, nonostante debba essere conscio del fatto che si sta praticamente votando alla morte andando a raggiungere una città con la fama di essere abitata dalla oligarchia più conservatrice d'Andalusia. García Lorca e suo cognato, che era anche il sindaco socialista di Granada, sono effettivamente arrestati. Lorca viene ucciso dai Falangisti il 19 agosto 1936 e gettato in una tomba senza nome nei dintorni di Víznar, vicino Granada, anche se va aggiunto che esiste tuttora un' accesa controversia circa i dettagli di questa esecuzione.

La dittatura di Franco, instauratasi, impone il bando sulle sue opere, bando in parte rotto nel 1953, quando un Obras completas - si badi bene, pesantemente censurata - viene fatto pubblicare. Quell'edizione tra l'altro non include il suo ultimo Sonetos del amor oscuro, scritto nel novembre del 1935 e recitato unicamente per gli amici intimi. Quei sonetti, di tema omosessuale, saranno addirittura pubblicati solo a partire dall'anno 1983.

Con la morte di Franco nel 1975, García Lorca ha potuto finalmente e giustamente tornare ad essere quell'esponente importantissimo della vita culturale e politica del proprio Paese.

Nel 1986, la traduzione in lingua inglese fatta dal cantante e autore Leonard Cohen della poesia di Lorca "Pequeño vals vienés", e musicata dallo stesso Cohen, raggiunge il primo posto all'interno della classifica dei dischi più venduti in Spagna.

Oggi, la memoria di García Lorca viene solennemente onorata da una statua in Plaza de Santa Ana, a Madrid.

Capitolo 3, pagina 24 - Fernando Pessoa

Pessoa4.bFernando António Nogueira Pessoa (Lisbona, 13 giugno 1888 – Lisbona, 30 novembre 1935) è stato un poeta e scrittore portoghese.
È considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese, e per il suo valore è comparato a Camões. Il critico letterario Harold Bloom lo definì, accanto a Pablo Neruda, il poeta più rappresentativo del XX secolo.
Avendo vissuto la maggior parte della sua giovinezza in Sudafrica, la lingua inglese giocò un ruolo fondamentale nella sua vita, tanto che traduceva, lavorava, scriveva, studiava e perfino pensava in inglese. Visse una vita discreta, trovando espressione nel giornalismo, nella pubblicità, nel commercio e, principalmente, nella letteratura, in cui si scompose in varie altre personalità, note come eteronimi. La sua figura enigmatica interessa gran parte degli studi sulla sua vita e opera, oltre ad essere il maggior autore della eteronomia.
Morì a causa di problemi epatici all'età di 47 anni nella stessa città dov'era nato. L'ultima frase che scrisse fu in inglese "I know not what tomorrow will bring... ", e si riportano come le sue ultime parole (essendo molto miope) "De-me os meus òculos!" (Datemi i miei occhiali).

Gli eteronimi ed il giorno trionfale

Nella lettera ad Adolfo Casais Monteiro del 13 gennaio 1935, interrogato da questo sulla genesi dei suoi eteronimi, scrive:
    « L'origine dei miei eteronimi è il tratto profondo di isteria che esiste in me. [...] L'origine mentale dei miei eteronimi sta nella mia tendenza organica e costante alla spersonalizzazione e alla simulazione. Questi fenomeni, fortunatamente, per me e per gli altri, in me si sono mentalizzati; voglio dire che non si manifestano nella mia vita pratica, esteriore e di contatto con gli altri; esplodono verso l'interno e io li vivo da solo con me stesso. »
Sempre nella stessa lettera, descrive così la nascita del suo primo eteronimo, il suo "giorno trionfale":
    « Un giorno in cui avevo definitivamente rinunciato — era l'8 marzo 1914 — mi sono avvicinato da un alto comò e, prendendo un foglio di carta, mi sono messo a scrivere, all'impiedi, come faccio ogni volta che posso. E ho scritto circa trenta poesie di seguito, in una specie di estasi di cui non riesco a capire il senso. Fu il giorno trionfale della mia vita e non potrò mai averne un altro come quello. Cominciai con un titolo: O Guardador de Rebanhos (Il Guardiano di greggi). E quello che seguì fu la nascita in me di qualcuno a cui diedi subito il nome di Alberto Caeiro. Scusate l'assurdità di questa frase: il mio maestro era sorto in me». »
   
Álvaro de Campos
Pessoa fece nascere Campos a Tavira (Portogallo), il 15 ottobre 1890, alle 13.30. Viene descritto come un uomo alto 1.75 m e fisicamente «tra il bianco e il bruno, del tipo vagamente dell'ebreo portoghese ». Trasferitosi in Scozia, Campos studiò dapprima ingegneria meccanica e poi navale a Glasgow. Durante un viaggio in Oriente, compose la poesia Opiário. Afflitto dalla sensazione di essere straniero in qualsiasi parte del mondo, una volta a Lisbona non esercitò la professione. In questa città era solito frequentare gli stessi luoghi amati da Pessoa, e con lui morì il 30 novembre 1935. Fra gli eteronimi, Campos fu l'unico a manifestare fasi poetiche differenti nel corso della sua opera. Inizia la sua avventura come decadente influenzato dal simbolismo, ma aderisce presto al futurismo. A seguito di una serie di disillusioni esistenziali, assume una vena nichilista, che viene esplicitata nel poema "Tabacaria", considerato uno dei più noti e della lingua portoghese, e quello che forse ha maggiormente influenzato altri autori. Col passare del tempo, la presenza di Campos si estese anche al di fuori dall'ambito letterario, come testimonia la corrispondenza tra Pessoa e la sua fidanzata Ophélia Queiroz. Lei intuì presto la minaccia che Campos rappresentava e se ne lamentò più volte col poeta. Il pericolo è stato confermato da alcuni studiosi che scorgono in questo eteronimo elementi di omosessualità e dunque di disturbo nel rapporto di coppia; Campos, insomma, avrebbe costituito il temibile terzo lato del triangolo amoroso.
Ricardo Reis
L'eteronimo Ricardo Reis è descritto come un medico che si autodefinisce latinista e monarchico. In un certo qual modo simboleggia l'eredità classica nella letteratura occidentale, espressa con simmetria, armonia, una certa vena bucolica, con elementi epicurei e stoicismi. L'inesorabile fine di tutti i viventi è una costante nella sua opera, sempre classica, depurata e disciplinata.
Secondo le parole di Pessoa, Reis si trasferì in Brasile come protesta per la proclamazione della Repubblica in Portogallo, e non si conosce l'anno della sua morte.
José Saramago continua l'universo di questo eteronimo nel romanzo "O ano da morte de Ricardo Reis", in cui Reis torna a Lisbona dopo la morte di Pessoa e stabilisce un dialogo con il fantasma dell'ortonimo, ambedue sopravvissuti al loro creatore.
Alberto Caeiro
Da parte sua Caeiro, nato a Lisbona, avrebbe vissuto tutta la vita come contadino, quasi senza studi formali ma solo con una istruzione elementare; nonostante questo è considerato il maestro fra gli eteronimi, ma anche dall'ortonimo stesso. Essendo morti i genitori, visse con la zia di uno di loro, grazie a una modesta rendita. Morì di tubercolosi. È noto anche come poeta-filosofo, ma rigettava questo titolo e propugnava una "non-filosofia". Credeva che gli esseri semplicemente "sono", e nulla più; era irritato dalla metafisica e da qualunque tipo di simbologia sulla vita.
Possedeva un linguaggio estetico diretto, concreto e semplice, ma tuttavia sufficientemente complessa per il suo punto di vista riflessivo. Il suo ideale si può riassumere nel verso "C'è sufficiente metafisica nel non pensare a niente". La sua opera è raccolta nel volume "Poemas Completos de Alberto Caeiro".
Bernardo Soares
Semi-eteronimo creatore del libro che ha accompagnato per tutta la vita Fernando Pessoa "O livro do desassosego" (il libro dell'inquietudine). Creato a mo' di diario, è composto di frammenti, spesso scollegati da loro, e spesso senza una data.

Capitolo 4, pagina 29 - L'insopportabile Rapagnetta (Gabriele D'Annunzio)

D'AnnunzioGabriele D'Annunzio o d'Annunzio come soleva firmarsi (Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1º marzo 1938) è stato uno scrittore, militare e politico italiano, simbolo del Decadentismo ed eroe di guerra. Occupò una posizione preminente nella letteratura italiana dal 1889 al 1910 circa e nella vita politica dal 1914 al 1924. Sia in letteratura che in politica lasciò il segno ed ebbe un influsso (più o meno diretto) sugli eventi che gli sarebbero succeduti.

Nel 1919 organizzò un clamoroso colpo di mano paramilitare, guidando una spedizione di "legionari", partiti da Ronchi di Monfalcone (ribattezzata, nel 1925, Ronchi dei Legionari in ricordo della storica impresa), all'occupazione della città di Fiume, che le potenze alleate vincitrici non avevano assegnato all'Italia. Con questo gesto D'Annunzio raggiunse l'apice del processo di edificazione del proprio mito personale e politico.
L'11 e 12 settembre 1919, la crisi di Fiume. La città, occupata dalle truppe alleate, aveva chiesto d'essere annessa all'Italia. D'Annunzio con una colonna di volontari occupò Fiume e vi instaurò il comando del "Quarnaro liberato".
Il 12 novembre 1920 viene stipulato il trattato di Rapallo: Fiume diventa città libera, Zara passa all'Italia. Ma D'Annunzio non accettò l'accordo e il governo italiano, il 26 dicembre 1920, fece sgomberare i legionari con la forza.

Mussolini e Marinetti

Disilluso dall'esperienza da attivista, si ritirò in un'esistenza solitaria nella sua villa di Gardone Riviera, divenuta poi il Vittoriale degli italiani. Qui lavorò e visse fino alla morte curando con gusto teatrale un mausoleo di ricordi e di simboli mitologici di cui la sua stessa persona costituiva il momento di attrazione centrale. L'ascendente regime fascista lo celebrò come uno dei massimi e più fecondi letterati d'Italia. Tuttavia i rapporti tra D'Annunzio e Mussolini furono sempre tiepidi e arrivarono persino a momenti di aperto scontro. Uno dei culmini dell'antipatia fra i due si ebbe con la marcia su Roma, che D'Annunzio non sostenne e dalla quale si distanziò. Morì nella sua villa il 1º marzo 1938 per un'emorragia cerebrale. Il regime fascista fece celebrare in suo onore i funerali di stato.

«Esattamente cinque mesi fa, alle otto di sera del primo marzo 1938,
moriva Gabriele D'Annunzio. In quel momento questo giornale non aveva
ancora la sua pagina culturale, ma oggi ci sembra venuto il momento di
parlare di lui. Fu un grande poeta Gabriele D'Annunzio, il cui vero
nome per inciso era Rapagnetta? È difficile dirlo, perché le sue opere
sono ancora troppo fresche per noi che siamo suoi contemporanei. Forse
converrà piuttosto parlare della sua figura di uomo che si mescola con
la figura dell’artista. Innanzitutto fu un vate. Amò il lusso, la
mondanità, la magniloquenza, l'azione. Fu un grande decadente,
dissolutore delle regole morali, amante della morbosità e
dell'erotismo. Dal filosofo tedesco Nietzsche desunse il mito del
superuomo ma lo ridusse a una visione della volontà di potenza di
ideali estetizzanti destinati a comporre il caleidoscopio colorato di
una vita inimitabile. Fu interventista nella grande guerra, convinto
nemico della pace fra i popoli. Visse imprese bellicose e provocatorie
come il volo su Vienna, nel 1918, quando lanciò manifestini italiani
sulla città. Dopo la guerra organizzò un'occupazione della città di
Fiume, dalla quale fu successivamente sloggiato dalle truppe italiane.
Ritiratesi a Gardone, in una villa da lui chiamata Vittoriale degli
Italiani, vi condusse una vita dissoluta e decadente, segnata da amori
futili e da avventure erotiche. Guardò con favore al fascismo e alle
imprese belliche. Fernando Pessoa lo aveva soprannominato 'assolo di
trombone', e forse non aveva tutti i torti. La voce che di lui ci
giunge non è infatti il suono di un delicato violino, ma la voce
tuonante di uno strumento a fiato, di una tromba squillante e
prepotente. Una vita non esemplare, un poeta altisonante, un uomo pieno
di ombre e di compromessi. Una figura da non imitare, ed è per questo
che lo ricordiamo. Firmato Roxy»

Sostiene Pereira, Capitolo 13, pagine 95-96

Capitolo 4, pagina 29 - Quella beghina di Claudel

200px-Paul_Claudel_01Paul Claudel (Villeneuve-sur-Fère, 6 agosto 1868 – Parigi, 23 febbraio 1955) è stato un poeta, drammaturgo e diplomatico francese.

Ultimo di quattro figli, tra cui la scultrice Camille, è costretto dal lavoro del padre a spostarsi continuamente, fino al trasferimento del 1882 della famiglia Claudel a Parigi. Resta comunque legato a Villeneuve, suo paese natale, specialmente per il rapporto con il nonno materno, morto nel 1881. Durante la sua giovinezza a Parigi perde la fede ed entra in contatto con il positivismo imperante nella società dell'epoca, che però rifiuta decisamente preferendo il movimento anarchico. Contemporaneamente si interessò alla letteratura privilegiando, fra gli altri, Shakespeare, Dante, Dostoevskij, e tra i contemporanei Zola, Hugo e Ernest Renan. Conobbe Mallarmé e partecipò ai suoi martedì, incontrando anche Verlaine e rimanendo affascinato dalla lettura di Rimbaud, cui rimase sempre legato. Durante questo periodo visse un travaglio interiore che lo portò alla conversione al cattolicesimo nel 1886. Tale avvenimento, secondo il racconto dello stesso Claudel, avvenne a Notre-Dame de Paris, ascoltando il Magnificat durante la Messa di Natale. La sua vena artistica, pur se molto discontinua, si sviluppa da questo momento in poi con temi profondamente cristiani.

Nel 1946 fu eletto accademico di Francia. Muore nel 1955, all'apice del successo, a causa di una crisi cardiaca. Il suo epitaffio, scritto da lui stesso, recita semplicemente "Qui riposano i resti e la semenza di Paul Claudel".

Scrisse varie opere poetiche e teatrali, ma il lavoro cui dedicò tutta la vita fu L'annuncio a Maria, un dramma di cui presentò innumerevoli stesure fra il 1892 e il 1948. La vicenda è quella della giovane Violaine, della sua famiglia e dei suoi affetti, a partire dal momento in cui il padre parte in pellegrinaggio per la Terra Santa. L'opera tratta di amore, di fede, e del ruolo delle vicende umane in rapporto alla totalità di ciò che esiste.
Della sua numerosa produzione artistica, vanno citati inoltre anche La scarpina di raso (1925) per la drammaturgia e Cinque grandi odi (1901-1905) per la poesia.

Capitolo 4, pagina 29 - Quel furfante di Marinetti

200px-FilippoTommasoMarinettiFilippo Tommaso Marinetti (Alessandria d'Egitto, 22 dicembre 1876 – Bellagio, 2 dicembre 1944) è stato un poeta, scrittore e drammaturgo italiano. È conosciuto soprattutto come il fondatore del movimento futurista, la prima avanguardia storica del Novecento.

Dopo l'attentato di Sarajevo, Marinetti non esita a schierarsi a favore dell'intervento contro l'Austria e la Germania: verrà arrestato per aver bruciato bandiere austriache in piazza del Duomo a Milano. Quando l'Italia entra in guerra, Marinetti si arruola volontario (prima in un battaglione di ciclisti, poi negli Alpini). Ferito all'inguine, detta in convalescenza un manualetto che otterrà un inatteso successo: Come si seducono le donne. Torna quindi sul fronte, e partecipa sia alla rotta di Caporetto che alla trionfale avanzata di Vittorio Veneto, al volante di un'autoblindo (esperienza poi narrata nel romanzo L'Alcova d'acciaio).

Terminata la guerra (con due medaglie al valore), Marinetti è convinto che sia giunto il momento di fare la rivoluzione. Deluso dalla "vittoria mutilata", partecipa per breve tempo all'impresa fiumana, ma è deluso da molti seguaci di D'Annunzio ed è invitato da quest'ultimo a lasciare la città.

In questo stesso periodo fonda il Partito Politico Futurista, che nel proprio programma contempla lo "svaticanamento dell'Italia" e il passaggio dalla monarchia alla repubblica (oltre alla distribuzione di terre ai combattenti, la lotta all'analfabetismo e il suffragio universale). Da animatore dei primi incontri d'avanguardia, Marinetti si è trasformato in un provocatore di piazza: tra i gesti più eclatanti, l'assedio all'Avanti! condotto da un gruppo di arditi, futuristi e fascisti. Il 23 marzo 1919 Marinetti partecipa con Mussolini all'adunata di piazza San Sepolcro a Milano: da quel momento il Partito Politico Futurista confluisce nei Fasci di combattimento.

(...)
Nel 1924 Marinetti si riaccosta al Fascismo e a Mussolini, che nel frattempo ha preso il potere. Il regime lo ripaga dedicandogli importanti onoranze nazionali (1924) ed egli, a sua volta, firma il Manifesto degli intellettuali fascisti (1925). Come ambasciatore del regime, Marinetti viaggia in Sudamerica e in Spagna. Nel 1929 lo stesso Mussolini vorrà Marinetti nell'Accademia d'Italia appena fondata. Il fondatore del Futurismo è ormai diventato un difensore della letteratura e della lingua italiana contro l'"esterofilia" dilagante, con effetti surreali: come quando gli capita di pronunciare discorsi su Giacomo Leopardi "maestro d'ottimismo" o di decantare il Futurismo di Ludovico Ariosto.

Capitolo 4, pagina 30 - Georges Bernanos

georges-bernanosGeorges Bernanos (Parigi, 21 febbraio 1888 – Neuilly-sur-Seine, 5 luglio 1948) è stato uno scrittore francese.

Fervente cattolico e nazionalista convinto, milita sin da giovanissimo nell’Action française e partecipa – negli anni dei suoi studi in lettere – alle attività dei “Camelots du roi”, movimento di giovani monarchici ; negli anni anni precedenti l’inizio della Grande Guerra è direttore del settimanale L’Avant-Garde de Normandie. Allo scoppio della guerra, nonostante fosse già stato riformato per varie ragioni di salute, riesce comunque a farsi arruolare volontario nel 6° Reggimento Dragoni (cavalleria) e riporterà numerose ferite sul campo d’onore. Alla fine della guerra si allontana da un’attività militante nell’Action française, a cui però si riavvicina in seguito alla condanna del movimento da parte di Pio XI nel 1926, partecipando ad alcune delle sue attività culturali. Nel 1932 la sua collaborazione con il giornale del profumiere François Coty Le Figaro genera una violenta polemica con l’Action française, la quale culmina nella rottura definitiva con Charles Maurras.

Negli anni ‘20 lavora presso una compagnia di assicurazione, ma il successo del suo primo romanzo Sotto il sole di Satana (Sous le soleil de Satan") (1926) lo spinge ad intraprendere la carriera letteraria. Nel 1917 sposa Jehanne Talbert d’Arc, lontana discendente di un fratello di Giovanna d’Arco, con cui avrà poi sei figli. La famiglia numerosa e la fragile salute della moglie rendono la situazione economica difficile e precaria. Nell’arco di soli dieci anni si concentra l’essenziale della sua produzione letteraria, nella quale Bernanos dà voce alle sue ossessioni : i peccati dell’umanità, la potenza del male e l’aiuto della grazia.

Nel 1936 viene pubblicato Diario di un curato di campagna

("Journal d'un curé de campagne") : insignito del Grand prix dell’Académie Française, da esso è stato tratto il film omonimo di Robert Bresson (1950). Nel libro sono presenti e convergono/si armonizzano chiaramente due diverse sensibilità spirituali: quella del curato d’Ars e quella di Santa Teresa del Bambin Gesù, entrambi santificati da Pio XI nel 1925. Similmente a Giovanni Maria Vianney, il giovane prete protagonista del romanzo è divorato da un forte zelo apostolico, totalmente dedito alla santificazione del gregge a lui affidato. Di Teresa invece segue la via dell’”infanzia spirituale”. Anche il “Tutto è grazia” con cui il romanzo si chiude non è una frase di Bernanos, bensì della famosa Santa.

Nelle Baleari Bernanos assiste allo scoppio della guerra civile in Spagna e all’insurrezione franchista. In un primo momento appoggia il franchismo poi, rivedendo la sua posizione, pubblicherà I grandi cimiteri sotto la luna, pamphlet in cui prende pubblicamente e definitivamente le distanze dai suoi vecchi amici dell’Action française (è necessario precisare che la rottura con Maurras, avvenuta già nel 1927, era rimasta segreta fino a quel momento). In tale opera Bernanos condanna da un lato i massacri e le atrocità commesse dalla Falange prendendo a pretesto il nome del Cristo, dall’altro l’appoggio da parte di Maurras e dell’Action française di cui godevano i nazionalisti spagnoli.

Le parole di Eugenio Pacelli, futuro papa Pio XII, in risposta ai cardinali vicini al fascismo che chiedevano di mettere al bando il pamphlet mettono in evidenza la scomodità e al tempo stesso il carattere di irrinunciabile denuncia di quest’opera di Bernanos: “Brucia ma illumina”.

Nel marzo del 1937 lascia la Spagna per tornare in Francia, dove rimarrà per breve tempo, poiché già l’anno successivo, il 20 luglio 1938, parte per l’America Latina. Nell’agosto 1938 fa scalo a Rio de Janeiro, in Brasile. Qui rimarrà in esilio dal 1938 al 1945.

Dopo la Liberazione continua a condurre una vita errante (nella sua vita Bernanos si è spostato una trentina di volte). Nel 1945, su sollecitazione di de Gaulle che gli propone un posto in parlamento o all’Académie française, rientra in Francia lasciando per sempre il Brasile, paese che ha profondamente amato, arrivando a considerarlo sua seconda patria.

Capitolo 7, pagina 50 - Guy de Maupassant

MaupassantHenri-René-Albert-Guy de Maupassant (Tourville-sur-Arques, 5 agosto 1850 – Parigi, 6 luglio 1893) è stato uno scrittore francese, nonché uno dei padri del racconto moderno.
Gli anni compresi tra il 1880 ed il 1891 sono quelli di più intenso lavoro. Divenuto famoso grazie al suo primo racconto, lavorò in modo metodico arrivando a scrivere dai due ai quattro volumi all'anno. Combinò talento e senso pratico per gli affari, doti che gli garantirono salute e ricchezza.
Nel 1881 pubblicò il suo primo volume di racconti dal titolo La Maison Tellier, con la quale arrivò in due anni alla dodicesima edizione. Nel 1883 terminò il romanzo Une vie, vendendone 25.000 copie in meno di un anno. Il suo secondo romanzo Bel Ami, apparso nel 1885, raggiunse le 37 ristampe in quattro mesi. Harvard, il suo editore, gli commissionò nuovi romanzi. Maupassant, senza grossi sforzi, scrisse dei testi interessanti dal punto di vista stilistico, descrittivo ed estremamente profondi. Fu a quest'epoca che scrisse quello che molti critici considerano il suo vero capolavoro Pierre et Jean.
Provava una sorta di naturale avversione nei confronti della società e per questo motivo amava la solitudine e la meditazione.
Da mettere in rilievo, che i numerosi viaggi e la febbrile attività letteraria non gli impedirono di farsi parecchi amici tra le celebrità del mondo letterario del suo tempo: Alexandre Dumas figlio; a Aix-les-Bains incontrò Taine, il quale lo affascinò profondamente.
Flaubert continuò a comportarsi come una sorte di guida letteraria. La sua amicizia con i fratelli Goncourt fu però di breve durata; il suo carattere schietto e franco mal si adattava alle esigenze dell' ambiente pettegolo, attratto dagli scandali e pieno di invidie che i due fratelli avevano creato attorno al loro gruppo.
Negli ultimi anni di vita la sua salute si deteriorò, nonostante una costituzione apparentemente robusta, e il suo equilibrio mentale entrò in crisi. Degli stati allucinatori accompagnano la costante paura della morte. In seguito all'ennesimo tentativo di suicidio, venne internato nella clinica del dottor Blanche a Passy. Morì all'età di 43 anni, dopo diciotto mesi di incoscienza, e venne sepolto nel cimitero di Montparnasse a Parigi.
Maupassant scrisse oltre 300 racconti. Non è dato sapere quale sia quello tradotto da Pereira.

Capitolo 9, pagina 63 - T. E. Lawrence

Il tenente colonnello Thomas Edward Lawrence (Tremadog, 16 agosto 1888 – Wareham, 19 maggio 1935) è stato un agente segreto, militare, archeologo e scrittore britannico nativo del Galles.

Noto il suo libro di memorie I sette pilastri della saggezza (The Seven Pillars of Wisdom), uscito postumo nel 1936.

Conosciuto con lo pseudonimo di Lawrence d'Arabia, ebbe diversi altri alias, tra cui quelli di T.E. Smith, T.E. Shaw e John Hume Ross. È ricordato per essere stato uno dei capi della rivolta araba di inizio Novecento. Per la sua attività militare è stato decorato con la legion d'Onore.

Capitolo 10, pagina 70 - Thomas Mann

MannPaul Thomas Mann (Lubecca, 6 giugno 1875 – Zurigo, 12 agosto 1955) è stato uno scrittore e saggista tedesco. Premio Nobel nel 1929, è considerato una della figure di maggior rilievo della letteratura europea del '900.
Paul Thomas Mann nasce a Lubecca, in Germania, secondogenito di Thomas Johann Heinrich Mann, senatore e facoltoso commerciante, e di Júlia da Silva Bruhns, nata in Brasile ma emigrata in Germania all'età di sette anni. Nonostante la confessione cattolica della madre, Mann viene battezzato secondo la fede luterana del padre. Nel 1892 il padre muore, la ditta di famiglia è liquidata e la madre si trasferisce con i figli a Monaco di Baviera, dove Mann risiederà fino al 1933. Fratello minore di Heinrich Mann, anch'egli scrittore, si dedica fin da giovanissimo al giornalismo e alla letteratura, scrivendo nel 1893 schizzi di prosa e saggi per la rivista Der Frühlingssturm (La Tempesta Primaverile) da lui coedita.
Dal 1894 lavora in una compagnia di assicurazioni per poi rinunciare, nel 1895, alla professione borghese e diventare scrittore a tempo pieno. Il primo racconto breve, Il piccolo signor Friedemann (Der Kleine Herr Friedemann), sarà pubblicato nel 1898. Intanto, durante un lungo soggiorno, con il fratello Heinrich, a Palestrina e Roma tra il 1896 e il 1898, inizia a lavorare al suo romanzo più famoso, I Buddenbrook, pubblicato poi nel 1901 ricevendo un notevole successo. L'11 febbraio 1905 sposa Katharina (Katja), nipote della propugnatrice dei diritti della donna Hedwig Dohm, dalla quale avrà sei figli.
Nel 1929 gli viene conferito il Premio Nobel per la letteratura.
Nel gennaio del 1933 Thomas Mann tiene una celebre conferenza all'Università di Monaco, che costituisce la sua ultima apparizione pubblica in Germania: Dolore e grandezza di Richard Wagner. In quell'occasione lo scrittore - grande appassionato wagneriano - critica i legami tra il Nazismo e l'arte tedesca, dei quali la musica di Wagner sembra il simbolo più autentico. La conferenza infastidisce non poco i nazionalisti presenti in sala, proprio in quei giorni che vedono l'ascesa di Hitler al potere. Mann si trasferisce immediatamente all'estero, stabilendosi prima a Küsnacht, presso Zurigo, poi negli Stati Uniti, a Pacific Palisades Los Angeles, località che già ospita una nutrita comunità di esuli tedeschi.
Nel 1952 fa ritorno in Svizzera, ma non in Germania, nonostante sia stato proposto come primo Presidente della Repubblica. Muore di arteriosclerosi a Kilchberg, presso Zurigo, il 12 agosto del 1955.

Capitolo 11, pagina 77 - Rainer Maria Rilke

RilkeRainer Maria Rilke (Praga, 4 dicembre 1875 – Montreux, 29 dicembre 1926) è stato un poeta e scrittore austriaco di origine boema.
È considerato uno dei più importanti poeti di lingua tedesca del XX secolo. Autore di opere sia in prosa che in poesia, è famoso soprattutto per i Sonetti a Orfeo, le Elegie duinesi (scritte durante il soggiorno a Duino) e i I quaderni di Malte Laurids Brigge.
Discendente dalla borghesia cattolica, trascorre infanzia e adolescenza infelici. Nel 1884 i genitori si separano; Rilke fra gli undici e i sedici anni è costretto a frequentare l'accademia militare soprattutto per assecondare le aspirazioni del padre, fonte per lui di penoso ricordo. Il tutto provoca in lui l'inestirpabile sensazione di essere un "senza dimora".
Abbandonata la scuola si iscrive all'università di Praga e continua i suoi studi a Monaco di Baviera e a Berlino. Comunque Praga, la sua città natale, fornisce il clima e lo sfondo alle sue prime poesie, melanconiche e musicali, raccolte in Vita e canti (1894) e Offerta ai lari (1896).
Nel 1897 conosce Lou Andreas-Salomè, moglie di uno studioso berlinese. Nel 1901 sposa la scultrice Clara Westhoff, allieva di Auguste Rodin, e da lei ha una figlia Ruth, ma poco dopo la nascita della figlia il matrimonio si scioglie. Del 1906 è la notissima Canzone d'amore e di morte dell'Alfiere Cristoforo Rilke, da cui si effonde, con musicale ebbrezza, una nostalgica sete di vita e consapevolezza della morte.
Dopo un viaggio in Russia, per la cui immensità provò un lirico entusiasmo, pubblica, nel 1904, le Storie del buon Dio, pervase da un lieve umorismo, ma che testimoniano la sua fervida sete di Dio. Le sue opere da questo momento in poi, dopo un suo viaggio a Parigi, dove fra l'altro collabora con Rodin, e il conseguente influsso delle avanguardie artistiche che operavano in questa città, testimoniano una nuova concezione del reale: una sorta di panteismo alla rovescia che vede il mondo come aspirazione dell'essere assoluto.
I Quaderni di Malte Laurids Brigge (1910), scritti in una prosa nuova e originale, ruotano intorno al problema di dare un contenuto reale alla propria esistenza nella solitudine di una vita tutta ripiegata su sé stessa e inaugurano assieme alle contemporanee opere di Robert Musil la moderna prosa di ricerca.
Del 1923 sono, invece, le Elegie duinesi e i Sonetti a Orfeo in cui il poeta canta la sua adesione al cosmo, e in cui egli sembra voler affermare che la missione della poesia è di celebrare la vita dell'uomo come vita di un'anima che glorifica il mondo che è animato dal soffio della divina purezza. Muore di leucemia il 29 dicembre 1926 a Valmont (Montreux).

Capitolo 11, pagina 77 - Honoré de Balzac

Honoré de Balzac (Tours, 20 maggio 1799 – Parigi, 18 agosto 1850) è stato uno scrittore francese, considerato fra i maggiori della prima metà del XIX secolo.
È considerato il maestro del romanzo realista.
Scrittore prolifico, ha elaborato un'opera monumentale - la Commedia umana - ciclo di numerosi romanzi che hanno l'obiettivo di descrivere in modo quasi esaustivo la società francese contemporanea all'autore o, come si dice spesso, di "fare concorrenza allo stato civile". 

Honorine est un court roman d’Honoré de Balzac écrit à l’origine en trois parties, paru en prépublication dans la Presse en 1843, puis publié en volume chez le libraire Potter en 1844, puis en 1845 dans l’édition Furne dans les Scènes de la vie privée de la Comédie humaine.
Balzac reprend ici la forme du récit enchâssé ou récit dans le récit, qu’il a déjà adopté pour la Femme de trente ans et dans la Femme abandonnée
. (Wikipedia francese)

Le comte Octave a été abandonné par sa femme, Honorine, pour un amant avec lequel elle a connu la passion et la volupté, et dont elle a eu un enfant. Juste vengeance du ciel, cet homme vulgaire l'a quittée après une brève aventure de dix-huit mois. Et l'enfant du péché est mort. Depuis, Honorine, qui a refusé de reprendre le chemin du toit conjugal, vit en recluse dans une maison de la rue Saint-Maur. Elle y gagne sa vie en fabriquant des fleurs artificielles, sans savoir que son mari, qui lui a pardonné et qui reste profondément amoureux d'elle, n'a cessé de tout faire en secret pour lui adoucir la vie.
L'essentiel de la nouvelle va être consacré au récit de l'entreprise que le mari se décide à confier à son jeune secrétaire, Maurice de l'Hostal : déjouer l'hostilité de sa femme et lui favoriser l'accès auprès d'elle. Le jeune homme loue une maison contiguë à celle de la recluse, s'arrange pour entrer en relation avec elle et pour obtenir d'elle la promesse de revenir à son mari. Ce qui adviendra, malgré la relation amoureuse qui est née à demi-mot entre les deux complices : car, pour être fidèle à sa parole et ne pas succomber au charme d'Honorine, Maurice va s'éloigner définitivement, en se lançant dans la carrière diplomatique. Générosité qui s'avérera criminelle : car Honorine, ayant renoué de force avec l'obligation matrimoniale finira par mourir de cette abnégation. La narration sera faite, longtemps après, dans la villa du consul général de France à Gênes, par le consul en personne, Maurice de l'Hostal. Il a épousé entre-temps une riche héritière génoise, nommée, par une étrange coïncidence, Onorina Pedrotti. Ayant prié sa femme de quitter la compagnie, le consul fait le récit de cette aventure de jeunesse qui a marqué sa vie, en présence d'un cénacle de Français de marque, ses hôtes de passage, parmi lesquels Camille Maupin, Claude Vignon et Léon de Lora. Mais sa femme a tout entendu… Nouveau désastre intime que ne rachète pas la réflexion finale de Camille Maupin au sujet de la sublime Honorine : « Il se trouve encore de grandes âmes dans le siècle ! »
Fonte: José-Luis DIAZ, "Honorine", in  Balzac, La Comédie humaine, Edition critique en ligne.

Capitolo 13, pagina 97 - Giambattista Vico

Giambattista Vico (Napoli, 23 giugno 1668 – Napoli, 23 gennaio 1744) è stato un filosofo, storico e giurista italiano.

Nel 1725 vengono pubblicati i Principj di una Scienza Nuova intorno alla natura delle nazioni, più conosciuta con il titolo abbreviato di Scienza Nuova, opera a cui Vico lavorò per tutto il corso della sua vita, con una edizione integralmente riscritta nel 1730 anche a seguito delle critiche ricevute (cui rispose nelle Vici Vindiciae del 1729) e, infine, rivista completamente, senza grandi modifiche, per la terza edizione del 1744, pochi mesi prima della sua morte.

Se l'uomo non può considerarsi creatore della realtà naturale ma piuttosto di tutte quelle astrazioni che rimandano ad essa come la matematica, la stessa metafisica, vi è tuttavia un'attività creatrice che gli appartiene

    « questo mondo civile egli certamente è stato fatto dagli uomini, onde se ne possono, perché se ne debbono, ritruovare i principi dentro le modificazioni della nostra medesima mente umana »   

(Giambattista Vico Scienza Nuova, 3a ediz., libro I, sez. 3)

L'uomo è dunque il creatore, attraverso la storia, della civiltà umana. Nella storia l'uomo verifica il principio del verum ipsum factum creando così una scienza nuova che avrà un valore di verità come la matematica. Una scienza che ha per oggetto una realtà creata dall'uomo e quindi più vera e, rispetto alle astrazioni matematiche, concreta.

La storia rappresenta la scienza delle cose fatte dall'uomo e, allo stesso tempo, la storia della stessa mente umana che ha fatto quelle cose.

Capitolo 13, pagina 97 - Georg Wilhelm Friedrich Hegel

 

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (Stoccarda, 27 agosto 1770 – Berlino, 14 novembre 1831) è stato un filosofo tedesco, considerato uno dei rappresentanti più significativi dell'idealismo sviluppatosi in Germania.

Nella Fenomenologia dello spirito, l'opera in cui Hegel descrive la Scienza dell'apparire dello Spirito stesso attraverso delle tappe del suo percorso, si possono identificare due piani:

    * il primo è la via che percorre lo spirito per giungere a sé attraverso tutte le vicende della storia del mondo;

    * il secondo è la via del singolo individuo empirico che deve ripercorrere quella stessa via ed appropriarsela.

Secondo Hegel la libertà individuale non esiste e tutto è determinato nello Spirito e dallo Spirito, che è anche Ragione e Idea e insieme il Dio di Platone, il Dio di Plotino, quello di Proclo, quello di Spinoza. Il Dio di Hegel è necessità assoluta che si fa identità assoluta.

Capitolo 13, pagina 97 - Karl Marx

Karl Heinrich Marx (Treviri, 5 maggio 1818 – Londra, 14 marzo 1883) è stato un filosofo, economista e rivoluzionario tedesco.

Il suo pensiero è interamente retto, in chiave materialista, sulla critica all'economia, alla politica, alla società e alla cultura contemporanea. È stato il fondatore e primo teorico del Socialismo scientifico, del Materialismo storico e del Materialismo dialettico.

Marx è considerato uno tra i filosofi maggiormente influenti sul piano politico e filosofico nella storia del Novecento.

Con la trasformazione dei rapporti sociali e lo sviluppo delle forze produttive, «anche le idee, le opinioni e i concetti, insomma, anche la coscienza degli uomini, cambia col cambiare delle loro condizioni di vita, delle loro relazioni sociali, della loro esistenza sociale. Cos'altro dimostra la storia delle idee, se non che la produzione intellettuale si trasforma assieme a quella materiale? Le idee dominanti di un'epoca sono sempre state soltanto le idee della classe dominante. Si parla di idee che rivoluzionano un'intera società; con queste parole si esprime semplicemente il fatto che entro la vecchia società si sono formati gli elementi di una nuova, e che la dissoluzione delle vecchie idee procede di pari passo con la dissoluzione dei vecchi rapporti d'esistenza». (Il manifesto, 1848)

Capitolo 14, pagina 103 - Alphonse Daudet

Daudet

Alphonse Daudet (Nîmes, 13 maggio 1840 – Parigi, 16 dicembre 1898) è stato uno scrittore e drammaturgo francese.

Visse nel quartiere operaio di Marais. Fu poi segretario del ministro Morny, uno dei personaggi politici di maggior rilievo del Secondo Impero. Negli ultimi 15 anni di vita fu colpito da una malattia nervosa.

Il pubblico di Parigi gli diede il successo solo quando Daudet mitigò la sua immagine di autore regionalista, pubblicando una serie di romanzi d'ambiente che mettono in scena con realismo poetico i protagonisti della vita moderna. Fromont il giovane e Risler il vecchio (Fromont jeune et Risler aîné, 1874) è la descrizione del mondo operaio da lui conosciuto. Nel 1869 pubblicò una raccolta di novelle: Lettres de mon moulin, tra le quali anche L'Arlesiana e Nababbo (Nabab, 1877), ispirato alla figura del ministro Morny. L'Arlesiana troverà grande successo e in seguito verrà musicata con musiche di scena da Georges Bizet (L'Arlésienne, 1872) e, circa trent'anni dopo, il librettista Leopoldo Marenco ne trarrà un libretto per l'omonima opera lirica di Francesco Cilea.

Il successo raggiunto gli permise il riconoscimento anche di opere precedenti, tra cui Le avventure prodigiose di Tartarin de Tarascon (Les aventures prodigieuses de Tartarin de Tarascon, 1872). Nello stesso anno L'Arlesiana viene rappresentata con l'accompagnamento delle musiche di Bizet. Alle "avventure prodigiose di Tartarin" Daudet diede seguito con Tartarin sulle Alpi (Tartarin sur les Alpes, 1885) e Port Tarascon (1890).

Testo integrale dei Contes du lundi, tra cui il racconto "La dernière classe" che Pereira traduce per il Lisboa.

 

Capitolo 14, pagina 104 - Aquilino Ribeiro

Aquilino Gomes Ribeiro (Tabosa do Carregal, 13 de Setembro de 1885 — Lisboa, 27 de Maio de 1963) foi um escritor português.

É considerado por alguns como um dos romancistas mais fecundos da primeira metade do século XX. Inicia a sua obra em 1907 com o folhetim "A Filha do Jardineiro" e depois 1913 com os contos de Jardim das Tormentas e com o romance A Via Sinuosa, 1918, e mantém a qualidade literária na maioria dos seus textos, publicados com regularidade e êxito junto do público e da crítica. (Wikipedia in portoghese)

Capitolo 16, pagina 121 - Sigmund Freud

Freud

Sigmund Schlomo Freud (Freiberg, 6 maggio 1856 – Londra, 23 settembre 1939) è stato un neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco fondatore della psicoanalisi, una delle principali correnti della moderna psicologia. Ha elaborato una teoria, secondo la quale l'inconscio esercita influssi determinanti sul comportamento e sul pensiero umano, e sulle interazioni tra individui.
Nella psicoanalisi l'impulso sessuale e le sue relazioni con l'inconscio sono alla base dei processi interpretativi. Molti dissensi con Freud, e quindi indirizzi di pensiero alternativi (Adler, Jung e altri) nascono dalla contestazione del ruolo, ritenuto eccessivo, riconosciuto da Freud alla sessualità.
In un primo momento si dedicò allo studio dell'ipnosi e dei suoi effetti nella cura di pazienti psicolabili, influenzato dagli studi di Josef Breuer sull'isteria, in particolare dal caso Anna O. (ossia Bertha Pappenheim, futura fondatrice dei movimenti di assistenza sociale e di emancipazione femminile), al quale si interessò sulla base delle considerazioni di Charcot che individuava nell'isteria un disturbo della psiche e non già una simulazione come ritenuto fino ad allora.
Dalle difficoltà incontrate da Breuer nel caso, Freud costruì progressivamente alcuni principi basilari della psicoanalisi relativi alle relazioni medico-paziente: la resistenza e il transfert. Di questo periodo furono anche le intuizioni che formano il nucleo della psicoanalisi: il metodo di indagine mediante l'analisi di associazioni libere, lapsus (da cui appunto il lapsus freudiano), atti involontari e l'interpretazione dei sogni.
Le idee di Freud e le sue teorie - viste con diffidenza negli ambienti della Vienna del XIX secolo - sono ancora oggi al centro di accesi dibattiti e di discussioni, non solo in ambito medico-scientifico, ma anche accademico, letterario, filosofico e culturale in genere.

Capitolo 19, pagina 148 - Vladìmir Majakovskji

Majakovskji

Vladimir Vladimirovič Majakovskij (in russo Владимир Владимирович Маяковский[?]; Bagdadi, 7 luglio 1893 – Mosca, 14 aprile 1930) fu un poeta e drammaturgo russo, dal 1919 sovietico, che per oltre un decennio fu il cantore della rivoluzione d'Ottobre e della nascente società sovietica.

Nato a Bagdadi (poi Majakovskij) in Georgia nel 1893, figlio di un guardiaboschi, orfano a soli sette anni, ebbe un'infanzia difficile e ribelle. A tredici anni si trasferì a Mosca con la madre e le sorelle. Studiò al ginnasio fino al 1908, quando si dedicò all'attività rivoluzionaria. Aderì al partito rivoluzionario clandestino e venne per tre volte arrestato e poi rilasciato dalla polizia zarista. L'artista racconta del terzo arresto nel saggio autobiografico Ja sam

(Io stesso). In carcere cominciò anche a scrivere poesie, ma il quaderno andò perduto.

(...)

Iscritto sin da ragazzo al Partito Comunista, ben presto mise la sua arte, così ricca di pathos, al servizio della rivoluzione bolscevica, sostenendo la necessità d'una propaganda che attraverso la poesia divenisse espressione immediata della rivoluzione in atto, in quanto capovolgimento dei valori sentimentali ed ideologici del passato.

Un poema ed un dramma segnarono l'inserimento di Majakovskij nella rivoluzione, e della rivoluzione nella sua poesia: il poema 150.000.000 ed il dramma Mistero-Buffonata, con cui descrisse quanto di grande e di comico ci fosse nella rivoluzione ed in cui "i versi sono le parole d'ordine, i comizi, le grida della folla... l'azione è il movimento della folla, l'urto delle classi, la lotta delle idee...". In questa luce vanno considerate tutte le opere di Majakovskij, dai poemi di propaganda proletaria come Bene! e Lenin, alle commedie come la La cimice e Il bagno, espressioni critiche del mondo piccolo-borghese.

Di grande importanza è anche tutto il complesso lirico in cui si riflessero i problemi della realtà quotidiana, realtà che Majakovskij visse lavorando alla Rosta, l'agenzia telegrafica russa.

L'ultima opera di Majakovskij, uno dei punti più alti della sua poesia, è il prologo di un poema incompiuto, A piena voce, del 1930, che potrebbe quasi dirsi il suo testamento spirituale.

Nell'aprile dello stesso anno Majakovskij, ormai in declino e inviso alle autorità staliniane, si uccise sparandosi un colpo al cuore.

Capitolo 23, pagina 185 - Luís de Camões

Luís Vaz de Camões (pron. IPA /lu'iʃ vaʃ dɨ ka'mõj̃ʃ/; talvolta riportato come Camoens) (Lisbona, ca. 1524 – 10 giugno 1580) è considerato il principale poeta portoghese. Per la sua padronanza della poesia, è stato paragonato ad Omero, Virgilio, Dante e Shakespeare. Il suo lavoro più noto è il racconto epico Os Lusíadas.

La sua fama imperitura è legata al poema Os Lusiadas, opera in 10 canti di struttura classica. La stupenda fattura del verso, la novità e la grandiosità della materia trattata, la potenza e la semplicità dello stile fanno del poema uno dei più grandi monumenti della letteratura di tutti i tempi.
L'opera celebra le conquiste del Portogallo dall'Infante Don Henrique fino all'unione dinastica con la Spagna nel 1580, conquiste che segnano la transizione dal Medio Evo all'Età Moderna. L'epopea narra la storia di Vasco de Gama e degli eroi portoghese che navigarono fino al Capo di Buona Speranza e da lì aprirono una nuova rotta per l'India. È un'epopea umanista, anche nelle sue contraddizioni, nell'associazione di mitologia pagana a visione cristiana, nei sentimenti opposti sulla guerra e sull'impero, nel gusto del riposo e nel progetto di avventura, nell'apprezzamento del piacere e nelle esigenze di una visione eroica.