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Sostiene Pereira - Politica (passi)

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Sostiene Pereira che si accomodò al tavolino sentendosi imbarazzato. Pensò fra sé che quello non era il suo posto, che era assurdo incontrare uno sconosciuto a quella festa nazionalista, che padre Antonio non avrebbe approvato il suo comportamento; e che desiderò di essere già di ritorno a casa sua e di parlare al ritratto di sua moglie per chiedergli scusa. E fu tutto questo che pensava che gli dette il coraggio di fare una domanda diretta, tanto per aprire la conversazione, e senza pensarci più di troppo chiese a Monteiro Rossi: questa è una festa della gioventù salazarista, lei è della gioventù salazarista?

Monteiro Rossi si ravviò la ciocca di capelli che gli cadeva sulla fronte e rispose: io sono laureato in filosofia, mi interesso di filosofia e di letteratura, ma questo cosa c'entra con il "Lisboa"? C'entra, sostiene di aver detto Pereira, perché noi facciamo un giornale libero e indipendente, e non ci vogliamo mettere in politica.

 

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Pereira sostiene che trovò strano che lei chiamasse il giovanotto Monteiro Rossi, col cognome, come se fossero solo colleghi, comunque non obiettò e cambiò discorso e disse, tanto per dire: pensavo che lei fosse della gioventù salazarista. E lei?, replicò Marta. Oh, fece Pereira, la mia gioventù se n'è andata da un pezzo, quanto alla politica, a parte che non me ne interesso molto, non mi piacciono le persone fanatiche, mi pare che il mondo sia pieno di fanatici. Bisogna distinguere tra fanatismo e fede, rispose Marta, perché si possono avere degli ideali, per esempio che gli uomini siano liberi e uguali, e anche fratelli, mi scusi, in fondo sto recitando la rivoluzione francese, lei crede nella rivoluzione francese? Teoricamente sì, rispose Pereira; e si pentì di quel teoricamente, perché avrebbe voluto dire: praticamente sì; ma aveva detto in fondo quel che pensava.

 

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Prima di uscire si fermò davanti al ritratto di sua moglie e gli disse: ho trovato un ragazzo che si chiama Monteiro Rossi e ho deciso di assumerlo come collaboratore esterno per fargli fare i necrologi anticipati, credevo che fosse molto sveglio, invece mi pare un po' imbambolato, potrebbe avere l'età di nostro figlio, se avessimo avuto un figlio, mi assomiglia un po', gli cade una ciocca di capelli sulla fronte, ti ricordi quando anche a me cadeva una ciocca di capelli sulla fronte?, era al tempo di Coimbra, beh, non so che dirti, vedremo, oggi viene a trovarmi in redazione, ha detto che mi porta un necrologio, ha una bella ragazza che si chiama Marta e che ha i capelli color rame, però fa un po' troppo la spigliata e parla di politica, pazienza, staremo a vedere.

 

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Ma viviamo nel Sud, disse Silva, il clima non favorisce le nostre idee politiche, laissez faire, laissez passer, è così che siamo fatti, e poi senti, ti dico una cosa, io insegno letteratura e di letteratura me ne intendo, sto facendo un'edizione critica dei nostri trovatori, le canzoni d'amico, non so se tè ne ricordi all'università, ebbene, i giovani partivano per la guerra e le donne restavano a casa a piangere, e i trovatori raccoglievano i loro lamenti, comandava il rè, capisci?, comandava il capo, e noi abbiamo sempre avuto bisogno di un capo, ancora oggi abbiamo bisogno di un capo. Però io faccio il giornalista, replicò Pereira. E allora?, disse Silva. Allora devo essere libero, disse Pereira, e informare la gente in maniera corretta. Non vedo il nesso, disse Silva, tu non scrivi articoli di politica, ti occupi della pagina culturale. Pereira a sua volta posò la forchetta e mise i gomiti sul tavolo. Sei tu che devi starmi bene a sentire, replicò, immagina che domani muoia Marinetti, lo hai presente Marinetti? Vagamente, disse Silva. Ebbene, disse Pereira, Marinetti è una carogna, ha cominciato col cantare la guerra, ha fatto apologia delle carneficine, è un terrorista, ha salutato la marcia su Roma, Marinetti è una carogna e bisogna che io lo dica. Vai in Inghilterra, disse Silva, là potrai dirlo quanto ti pare, avrai un sacco di lettori. Pereira finì l'ultimo boccone del suo filetto. Vado a letto, disse, l'Inghilterra è troppo lontana.

 

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Marta bevve un sorso di vino di porto e disse: noi non facciamo la cronaca, dottor Pereira, e questo che mi piacerebbe che lei capisse, noi viviamo la Storia. Pereira bevve a sua volta il suo bicchiere di porto e replicò: senta signorina, Storia è una parola grossa, anch'io ho letto Vico e Hegel, a suo tempo, non è una bestia che si può addomesticare. Ma forse lei non ha letto Marx, obiettò Marta. Non l'ho letto, disse Pereira, e non mi interessa, di scuole hegeliane sono stufo, e poi senta, lasci che le ripeta una cosa che le ho già detto prima, io penso a me soltanto e sita cultura, è questo il mio mondo. Anarchico individualista?, chiese Marta, è questo che mi piacerebbe sapere. Cosa vuole intendere con ciò?, chiese Pereira. Oh, disse Marta, non mi dica che non sa cosa vuoi dire anarchico individualista, la Spagna ne è piena, gli anarchici individualisti fanno molto parlare di sé in questi tempi e si sono anche comportati eroicamente, anche se forse un po' più di disciplina ci vorrebbe, questo almeno è quello che penso. Senta, Marta, disse Pereira, io non sono venuto in questo caffè per parlare di politica, come le ho già detto la politica non mi interessa perché mi occupo principalmente di cultura, io avevo un appuntamento con Monteiro Rossi e lei mi viene a dire che è in Alentejo, che cosa è andato a fare in Alentejo?

 

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Me ne parli pure, disse il dottor Cardoso. Bene, disse Pereira, il fatto è che alla pagina culturale avevo bisogno dei necrologi anticipati degli scrittori importanti che possono morire da un momento all'altro, e la persona che ho conosciuto ha fatto una tesi sulla morte, è vero che in parte l'ha copiata, ma all'inizio mi sembrava che di morte se ne intendesse, e così l'ho preso come praticante, per fare i necrologi anticipati, e lui me ne ha fatto qualcuno, glieli ho pagati di tasca mia perché non volevo pesare sul giornale, ma sono tutti impubblicabili, perché quel ragazzo ha in testa la politica e ogni necrologio lo fa con una visione politica, per la verità penso che sia la sua ragazza a mettergli in testa queste idee, insomma, fascismo, socialismo, guerra civile di Spagna e cose del genere, sono tutti articoli impubblicabili, come le ho detto, e io finora l'ho pagato. Non c'è niente di male, rispose il dottor Cardoso, in fondo rischia solo i suoi soldi. Non è questo, sostiene di aver ammesso Pereira, il fatto è che mi è venuto un dubbio: e se quei due ragazzi avessero ragione? In tal caso avrebbero ragione loro, disse pacatamente il dottor Cardoso, ma è la Storia che lo dirà e non lei, dottor Pereira. Sì, disse Pereira, però se loro avessero ragione la mia vita non avrebbe senso, non avrebbe senso avere studiato lettere a Coimbra e avere sempre creduto che la letteratura fosse la cosa più importante del mondo, non avrebbe senso che io diriga la pagina culturale di questo giornale del pomeriggio dove non posso esprimere la mia opinione e dove devo pubblicare racconti dell'Ottocento francese, non avrebbe senso più niente, e è di questo che sento il bisogno di pentirmi, come se io fossi un'altra persona e non il Pereira che ha sempre fatto il giornalista, come se io dovessi rinnegare qualcosa.

 

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Figuriamoci, i suoi articoli, avrebbe voluto rispondere Pereira, necrologi o ricorrenze fa lo stesso, non faccio altro che pagarlo di tasca mia, il Monteiro Rossi, non so ancora perché non lo licenzio, io gli avevo proposto di fare il giornalista, gli avevo prospettato una carriera. Ma non disse niente di tutto questo. Tirò fuori il portafoglio e prese due banconote. Gliele recapiti da parte mia, disse, e ora mi dia l'articolo. Marta prese un foglio dalla borsa e glielo tese. Senta Marta, disse Pereira, vorrei premetterle che per certe cose può contare su di me, anche se vorrei restare estraneo ai vostri problemi, come sa non mi interesso di politica, comunque se sente Monteiro Rossi, gli dica di farsi vivo, forse posso essere d'aiuto anche a lui, a mio modo. Lei è un grande aiuto per tutti noi, dottor Pereira, disse Marta, la nostra causa non lo dimenticherà. Finirono di mangiare le omelettes e Marta disse che non si poteva trattenere di più. Pereira la salutò e Marta se ne andò sgusciando via con delicatezza. Pereira restò al tavolino e ordinò un'altra limonata. Avrebbe voluto parlare di tutto quello con padre Antonio o con il dottor Cardoso, ma padre Antonio a quell'ora stava sicuramente dormendo e il dottor Cardoso era a Parede. Bevve la sua limonata e pagò il conto. Cosa sta succedendo?, chiese al cameriere quando si avvicinò. Cose turche, rispose Manuel, cose turche, dottor Pereira. Pereira gli pose la mano sul braccio. Cose turche in che senso?, chiese. Non sa cosa sta succedendo in Spagna?, rispose il cameriere. Non lo so, disse Pereira. Pare che ci sia un grande scrittore francese che ha fatto una denuncia sulla repressione franchista in Spagna, disse Manuel, è scoppiato uno scandalo con il Vaticano. E come si chiama questo scrittore francese?, chiese Pereira. Beh, rispose Manuel, ora non me lo ricordo, è uno scrittore che lei sicuramente conosce, si chiama Bernan, Bernadette, una cosa del genere. Bernanos, esclamò Pereira, si chiama Bernanos!? Esattamente, rispose Manuel, si chiama proprio così. È un grande scrittore cattolico, disse con fierezza Pereira, lo sapevo che avrebbe preso posizione, ha un'etica di ferro. E gli venne l'idea che forse sul "Lisboa" poteva pubblicare un paio di capitoli dal Journal d'un curé de campagne, che non era stato ancora tradotto in portoghese.

 

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Ma non ho nessuno con cui parlare, confessò Pereira, sono solo, ho un amico che fa il professore all'università di Coimbra, sono stato a trovarlo alle terme di Bucaco e sono partito il giorno dopo perché non lo sopportavo, i professori universitari sono tutti a favore della situazione politica e lui non fa eccezione, e poi c'è il mio direttore, ma lui partecipa a tutte le manifestazioni ufficiali con il braccio teso come un giavellotto, figuriamoci se posso parlare con lui, e poi c'è la portiera della redazione, la Celeste, è un'informatrice della polizia, e ora mi fa anche da centralino, e poi ci sarebbe Monteiro Rossi, ma è latitante. È Monteiro Rossi che ha conosciuto?, chiese il dottor Cardoso. E il mio praticante, rispose Pereira, il ragazzo che mi scrive gli articoli che non posso pubblicare. E lei lo cerchi, replicò il dottor Cardoso, come le ho detto prima, lo cerchi, dottor Pereira, lui è giovane, è il futuro, lei ha bisogno di frequentare un giovane, anche se scrive articoli che non possono essere pubblicati sul suo giornale, la smetta di frequentare il passato, cerchi di frequentare il futuro.

 

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Quale panegirico della Francia?, chiese Pereira con aria meravigliata. Pereira!, esclamò il direttore, tu hai pubblicato un racconto di Alphonse Daudet che parla della guerra con i tedeschi e che finisce con questa frase: viva la Francia. E un racconto dell'Ottocento, rispose Pereira. Un racconto dell'Ottocento sì, continuò il direttore, ma parla sempre di una guerra contro la Germania e tu non puoi non sapere, Pereira, che la Germania è nostra alleata. Il nostro governo non ha fatto alleanze, obiettò Pereira, almeno ufficialmente. Via Pereira, disse il direttore, cerca di ragionare, se non ci sono alleanze ci sono almeno simpatie, forti simpatie, noi la pensiamo come la Germania, in politica interna e in politica estera, e stiamo aiutando i nazionalisti spagnoli come sta facendo la Germania. Ma alla censura non hanno fatto obiezioni, si difese Pereira, hanno fatto passare il racconto tranquillamente. Alla censura sono dei cafoni, disse il direttore, degli analfabeti, il direttore della censura è un uomo intelligente, è mio amico, ma non può leggersi personalmente le bozze di tutti i giornali portoghesi, gli altri sono funzionari, poveri poliziotti pagati perché non passino le parole sovversive come socialismo e comunismo, non potevano capire un racconto di Daudet che finisce con viva la Francia, siamo noi che dobbiamo essere vigili, che dobbiamo essere cauti, siamo noi giornalisti che abbiamo esperienza storica e culturale, noi dobbiamo sorvegliare noi stessi.

 

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Sostiene Pereira che erano tre uomini vestiti con abiti civili e che erano armati di pistole. Il primo che entrò era un magrolino basso con dei baffetti e un pizzo castano. Polizia politica, disse il magrolino basso con l'aria di quello che comandava, dobbiamo perquisire l'appartamento, cerchiamo una persona. Mi faccia vedere il suo tesserino di riconoscimento, si oppose Pereira. Il magrolino basso si rivolse ai suoi due compagni, due tangheri vestiti di scuro, e disse: ehi, ragazzi, avete sentito, che ve ne pare? Uno dei due puntò la pistola contro la bocca di Pereira e sussurrò: ti basta questa come riconoscimento, grassone? Via ragazzi, disse il magrolino basso, non mi trattate così il dottor Pereira, lui è un bravo giornalista, scrive su un giornale di tutto rispetto, magari un po' troppo cattolico, non lo nego, ma allineato sulle buone posizioni. E poi continuò: senta dottor Pereira, non ci faccia perdere tempo, non siamo venuti per fare quattro chiacchiere, e perdere tempo non è il nostro forte, e poi sappiamo che lei non c'entra, lei è una brava persona, semplicemente non ha capito con chi aveva a che fare, lei ha dato fiducia a un tipo sospetto, ma io non voglio metterla nei guai, ci lasci solo fare il nostro lavoro.

 

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Pereira rientrò in casa. Andò in camera da letto e tolse l'asciugamano dal volto di Monteiro Rossi. Lo coprì con un lenzuolo. Poi andò nello studio e si sedette davanti alla macchina per scrivere. Scrisse come titolo: Assassinato un giornalista. Poi andò a capo e cominciò a scrivere: «Si chiamava Francesco Monteiro Rossi, era di origine italiana. Collaborava con il nostro giornale con articoli e necrologi. Ha scritto testi sui grandi scrittori della nostra epoca, come Majakovskji, Marinetti, D'Annunzio, Garcìa Lorca. I suoi articoli non sono stati ancora pubblicati, ma forse lo saranno un giorno. Era un ragazzo allegro, che amava la vita e che invece era stato chiamato a scrivere sulla morte, compito al quale non si era sottratto. E stanotte la morte è andata a cercarlo. Ieri sera, mentre cenava dal direttore della pagina culturale del 'Lisboa', il dottor Pereira che scrive questo articolo, tre uomini armati hanno fatto irruzione nell'appartamento. Si sono qualificati come polizia politica, ma non hanno esibito nessun documento che avvalorasse la loro parola. Si tende a escludere che si trattasse di vera polizia, perché erano vestiti in borghese e perché si spera che la polizia del nostro paese non usi questi metodi. Erano dei facinorosi, che agivano con la complicità di non si sa chi, e sarebbe bene che le autorità indagassero su questo turpe avvenimento. Li guidava un uomo magro e basso, con i baffi e un pizzetto, che gli altri due chiamavano comandante. Gli altri due sono stati più volte chiamati per nome dal loro comandante. Se i nomi non erano falsi essi si chiamano Fonseca e Lima, sono due uomini alti e robusti, di incarnato scuro, con l'aria poco intelligente. Mentre l'uomo magro e basso teneva sotto il tiro della pistola chi scrive questo articolo, il Fonseca e il Lima hanno trascinato Monteiro Rossi in camera da letto per interrogarlo, secondo quanto loro stessi hanno dichiarato. Chi scrive questo articolo ha udito colpi e gridi soffocati. Poi i due uomini hanno detto che il lavoro era fatto. I tre hanno rapidamente abbandonato l'appartamento di chi scrive minacciandolo di morte, se avesse divulgato il fatto. Chi scrive si è recato in camera da letto e non ha potuto fare altro che constatare il decesso del giovane Monteiro Rossi. Era stato pestato a sangue, e dei colpi, inferri con il manganello o con il calcio della pistola, gli avevano fracassato il cranio. Il suo cadavere si trova attualmente al secondo piano di Rua da Saudade numero 22, in casa di chi scrive questo articolo. Monteiro Rossi era orfano e non aveva parenti. Era innamorato di una ragazza bella e dolce di cui non conosciamo il nome. Sappiamo solo che aveva i capelli color rame e che amava la cultura. A questa ragazza, se ci legge, noi porgiamo le nostre condoglianze più sincere e i nostri più affettuosi saluti. Invitiamo le autorità competenti a vigilare attentamente su questi episodi di violenza che alla loro ombra, e forse con la complicità di qualcuno, vengono perpetrati oggi in Portogallo».

Pereira andò a capo e sotto, a destra, mise il suo nome: Pereira. Firmò soltanto Pereira, perché era così che tutti lo conoscevano, con il cognome, come aveva firmato tutti i suoi articoli di cronaca nera per tanti anni.