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Ghiringhelli - Ritratto

Collège Sismondi
Gruppo di italiano

 

Paolo GHIRINGHELLI
Ritratto dei ticinesi

Nato a Bellinzona nel 1778, morto a Einsiedeln nel 1861. Padre benedettino. La sua opera principale, della quale qui si riproduce uno stralcio, apparve in tedesco nell’Almanacco elvetico del 1812 e fu pubblicata in traduzione italiana soltanto centotrentun anni dopo.

 


XVI

Per ciò che concerne il fisico degli abitanti, si può dire che essi sono di corporatura media, benché stature notevoli non siano rare. Tanto coloro che vivono nelle regioni alte quanto anche gli abitanti delle regioni basse sono di struttura forte e solida, atta ad ogni fatica. Si vedono spesso somieri e carrettieri che caricano e scaricano con facilità sacchi e botti di più di cento libbre pesanti, che accostano alle labbra a mo’ di bicchiere ba­riletti di 32 e fin 40 misure e bevono a lunghe sorsate.

Il colore della pelle degli uomini del popolo è molto più scuro che non nella Svizzera interna, e più in talune regioni di montagna che nel piano. I lineamenti sono incomparabil­mente più espressivi che nella Svizzera tedesca: l’espressione non è però sempre simpatica. Quei visi aperti lieti ed imponenti che si incontrano al di là delle Alpi, specialmente nei piccoli Cantoni, in così gran numero, sono, al di qua, tanto più rari quanto maggiormente ci si allontana dal Gottardo.

Fra le donne, la bellezza non è un bene comune. Le leventi­nesi al disopra del Dazio Grande, le donne di alcuni villaggi della Riviera e di Bellinzona sono in ciò maggiormente favorite: in buona misura ne sono dotate le Valmaggesi di alcune regioni.

Libere da lavori troppo pesanti, aliene dall’uso troppo frequente di vino e specialmente di acquavite, esse mantengono, anche se madri di parecchi figli, una bellezza giovanile più a lungo che le donne tedesche. Talora si potrebbe credere donna nel fior dell’età quella che da tempo è già nonna.

Le donne però che non possono e non vogliono ottemperare a quelle condizioni, sono tutte soggette a quei cambiamenti che si constatano normalmente nelle popolazioni del sud: i loro lineamenti, in età ancor giovane, si mascolinizzano e imbrut­tiscono.

Nelle donne del Cantone — e la stessa caratteristica si crede riscontrarla anche nelle donne d’Italia — si nota una voce più forte e più mascolina che non al di là delle Alpi. Esse di ciò sem­brano compiacersi, anzi reputano un difetto delle donne tede­sche la voce più sottile, o, come esse dicono, voce da bimbo in cuna.

In nessun’altra regione della Svizzera si trovano tante persone dal fisico disgraziato, sorde o mute. Ciò va ascritto ai duri lavori delle donne, che spesso portano sulla schiena, in salita e in discesa, carichi pesantissimi persino il giorno del parto, alla poca destrezza delle levatrici e al cattivo allattamento dei bambini. Le madri, e in genere tutte le donne adulte di una famiglia, in primavera e in autunno sono lontane da casa tutto il giorno e lasciano in custodia i bambini ad altri bambini che a malapena si reggono da soli. È un vero caso che ciò non provochi distor­sioni, scottature, cadute ecc. Quanti esempi si contano, di maiali che hanno morso, sbranato o comunque gravemente ferito bam­bini nella cuna! In estate i piccoli vengono portati nei campi. Ma quanto spesso rimangono, poi, senza copricapo, esposti ai diretti raggi del sole, che riscaldano i loro cervelli e li rendono sordi, muti o totalmente idioti!

Il gozzo è apparizione normale solo in pochi comuni, ed è per così dire ereditario, proveniente dall’aria, dall’acqua pota­bile e dal misero tenore di vita. Se ne vedono pochi però delle dimensioni che si riscontrano in Savoia e nel Vallese. Questa deformazione sembra divenire sempre più frequente.

 

 

XVII

 

 

Tarde età non vengono mai raggiunte. Gli inverni quasi sempre continuamente umidi, la grande instabilità del tempo in prima­vera e in autunno, in ispecie nei mesi di febbraio e di novembre in cui si alternano giornate veramente di stagione a giornate primaverili, il duro e poco igienico tenor di vita, il cibo troppo indigesto, lo smodato uso di vino e di acquavite, non permet­tono che raramente il raggiungimento di età avanzate. Le febbri intermittenti sono fra le malattie più frequenti e fanno molte vittime. Né sono rare le febbri settiche. Stragi particolarmente grandi provocano inoltre ogni anno le febbri acute.

 

 

XVIII

 

 

Son rinomate le molte ed eccellenti doti di cui la natura è stata generosa verso gli abitanti. E invero anche un breve contatto con loro lo conferma. Però per ciò appunto è doloroso consta­tare come tanto spirito, tanto fuoco possano solo consumarsi sotto le ceneri dell’ignoranza.

L’ignoranza è certamente generale e profonda e purtroppo non solo presso le popolazioni contadine. Capita peraltro di trovare qua e là persone di buona cultura e di grande istruzione. Si tratta però di rare eccezioni. Le loro cognizioni e la loro istruzione non si trasmettono nel sangue d’altri: la loro luce lascia gli altri nell’oscurità. Le classi più agiate del popolo si accontentano di un grado di coltura molto limitato. Anche coloro che hanno compiuto studi scientifici completi non pec­cano per mania, bensi per pigrizia di leggere: per l’acquisto di libri esce ben poco denaro dal paese.

 

 

 

ANTONIO GALLI, Il Ticino all’inizio dell’Ottocento nella «Descrizione topografica e statistica» di Paolo Ghiringhelli, IET, Bellinzona-Lugano 1943, pp. 57-60.